— Ma quello lì, quello lì — dissi indicando un ritratto sbiadito dal tempo, — è lo Spad....

— Eròico! — fece Mimì con compunzione.

Mi vi fissai a lungo. Era un profilo di giòvane imberbe, dalla lìnea indefinibilmente aristòcratica, con un non so che di spiritato nelle pupille. Dalla fronte, per le finìssime chiome, pareva vaporare il misterioso ardore della sua giovinezza.

Nel tempo che Bologna fioriva di bizzarrie e gentilezza, Spad.... ebbe per qualche anno gran nome. Lo rividi vivo col pensiero: pàllido, supremamente elegante e sprezzante, signorile e plebeo. Si uccise a trent'anni. Lo Spad.... era stato il mio formidàbile rivale, non perchè egli amasse Mimì, o conoscesse me, mìsero studente; ma perchè lei era pazza per lui.

— Eròico? — risposi. — Uno squilibrato, un ubriaco di assènzio e di paradossi, che scambiò il pòrtico del Pavaglione e l'àngolo delle Spaderie col vasto mondo. Se avesse pensato seriamente che quei due colpi di doppietta contro la sua testa costituìvano l'ùltima sua réclame, non lo avrebbe fatto.

— Voi non capite niente — disse Mimì. — La sua era un'altra morale; e voi siete rimasto pìccolo borghese.

— Pìccolo borghese? Credete di offèndermi? Ma no! È una delle poche cose buone che rimàngano all'Itàlia. Certo quando penso che voi vi siete prodigata agli eroi; mi dispiace di èssere stato pìccolo borghese. Lo Spad..., del resto, non vi amava....

— Questo lo dite voi — scattò Mimì. — A suo modo, sono stata amata da lui. Certo col senso della bellezza che egli aveva, preferiva le donne tizianesche, i grandi corpi statuari. E me lo confessava con la sua divina brutalità.

— E voi eravate sotto misura....

— Impertinente! — disse Mimì facendo anche più tondi i suoi occhioni e scoprendo i suoi denti così deliziosamente che mi parve di rivìvere per un àttimo della mia giovinezza.