Capìtolo X.
EFFETTI DI SCARICALÀSINO.
Ma non appena la automòbile strombettò, e fuggì via, domandai a me stesso: «Cosa sono venuto a fare a Scaricalàsino?».
Ah, sì, a respirare ària pura.
Avrei voluto riprèndere la automòbile; e andar di lungo in Toscana, ma quel cassettone dell'automòbile era oramai lassù, in vetta a un altro pòggio.
Sì, l'ària a Scaricalàsino era pura; le fontane di Scaricalàsino versavano lavacri di acque pure; file di buoi e di asinelli baliosi trascinàvano seco il profumo dei presepi. Ma io ero già stanco. Mi dilungai fuori del paese e vidi, per greppi e prati, file di donne, vècchie e fanciulle, che intrecciàvano, col ràpido moto delle mani, trecce di pàglia. Le mani di quelle trecciaiole forse èrano pure; ma sùdice e deformi. Rientrai in paese.
Guardiamo le antichità: una làpide mi avvertì che Scaricalàsino aveva dato i natali al Ramazzotto, uno di quegli avventurieri che vestìvano di ferro e, quando garbava, scaricàvano pugni sul pòpolo, che allora era privo della sovranità. Anche il nome Ramazzotto richiama in mente una scàrica di pugni. Cosa strana e certo deplorèvole: vi sono momenti in cui si prova simpatia per gente sì fatta!
Vediamo se vi sono altre làpidi. La interpretazione delle làpidi serve anche a far pèrdere il tempo, come la spiegazione delle sciarade. Ne scopro una graziosa, che ricorda il fàusto passàggio del papa Pio IX per Scaricalàsino, il 17 agosto 1857.
A Pio Sovrano,
Al Sommo Pastore,
Noi mìseri figli