L'abbonamento cominciava col giorno 2 lùglio (1913). Era questione di sapere quale fosse il primo treno in partenza dopo la mezzanotte.

L'orario che mi offrì un elegante cameriere di un caffè sotto la Galleria, a Milano, diceva che il primo treno che parte dopo la mezzanotte, è un diretto per Venèzia: ore zero e venti. «Andiamo in tale caso a Venèzia» — dissi a me stesso: — cioè montiamo su quel treno, e poi decideremo. Io potrò, se mi piace, scèndere a mezza via, quando sentirò chiamare una stazione il cui nome mi suoni grazioso.

*

Erano già le ore dieci e tre quarti e tanto valeva attèndere a quel tavolino di caffè l'ora della partenza.

— Signor cameriere — dissi al cameriere — mi favorisca una birra e qualche sandwich.

I miei pensieri io non ricordo più quali fòssero in quell'ora in cui alternavo delicati sandwiches a fresca birra: ma certamente èrano come in un'atmosfera in cui è calmato il vento. Ed ecco levarsi il tùrbine del vento, perchè passàvano donne, donne, donne con protervi pennacchi e vestite così impudicamente che io sarei stato in diritto di domandare un risarcimento.

Mi affrettai, per ragioni di prudenza, verso la stazione. Però che disgràzia accòrgersi così tardi che il pudore delle donne è un'invenzione degli uòmini.

Capìtolo II.
LUCI NELLA NOTTE.

Io devo aver dormito, forse, su quel rosso e servizièvole cuscino di prima classe. Però ad una certa ora mi sono interamente svegliato: vedevo un bagliore vermìglio, quasi un'enorme pupilla, inseguire la strìscia nera del treno, che fuggiva, scrosciava nella placidità delle cose ancora dormienti, e come evanescenti.