Il signore prese nota: màndorle dolci, poche amare, zùcchero, burro, alchermes o cògnac. — E la signorina — domandò — sa fare anche lei la torta con le taglioline dolci?

La signorina si schermì.

E allora la signora disse che la signorina non studiava le torte, ma studiava alla scuola normale, dove era una delle prime: — Dante, ginnàstica, fìsica, pedagogia e làscia pur dire a lei!

Il signore guardò con ammirazione quella signorina che sapeva tante cose in così giòvane età. Ma parve preferire i ragionamenti su la sapienza della zia.

— Stùdiano troppo, adesso — disse il signore guardando con òcchio incerto la signorina come si guarda uno sconosciuto esercìzio su gli attrezzi. Forse la sua mente instituiva un rapporto tra la magrezza della signorina, e la floridezza della zia.

— Troppo, troppo, troppo! — confermò la zia. — E poi vede? Se queste ragazze devono fare un paio di calze, o un rammendo, non le sanno più fare.

— Ma si còmprano già fatte di chiffon! — disse la signorina con una vocina rabbiosetta.

La zia non fu di questa opinione perchè le calze fatte a màcchina pèrdono i calcagni in un momento: lei aveva, si può dire, tutto ancora il suo corredo da sposa.

— Si bùttano via e se ne còmprano delle altre — ribattè la signorina.

Questo sistema di buttar via e di comperare non doveva essere conforme alle opinioni dell'economia domèstica della zia, perchè disse: — Ci vògliono tanti soldi, allora!