Fra i due sedili si stava una giòvane donna. Era un visetto da Maria Vèrgine, ma senza beltà. Ella pareva continuare in treno le consuete occupazioni della sua pìccola casa, interrotte dal viàggio mattutino: aveva allattato un suo piccino; aveva disteso il trapuntino; vi aveva deposto il fantolino ed ora lo spiava affinchè nessuna perturbazione avvenisse: èrano chiusi gli sportelli dei finestrini dalla parte del sole nascente, rialzato il trapuntino, posto lievemente un fazzolettino bianco sul volto del dormiente.

Fra i due sedili, — immoto presso la mamma, — si stava un altro fantolino, di circa quattro anni, con un càndido grembiale, scarpettine pulitine, braccia nude, gambine nude: pareva in camìcia. Le due manine si tenèvano come in equilìbrio fra i due sedili: il verde della campagna, desta al primo sole, si rispecchiava nella diafanità delle pupille liquide, con immenso stupore. «Oh, la casa che balla e cammina! oh, quanto verde e quanto sole!» pareva dire. «Oh, mondo bello! Mondo nuovo!»

Una paletta per ismuover l'arena; una barchettina nuova da pochi soldi: alcunchè di nuovo, di fresco, di lieto in tutto il modesto bagàglio, rivelàvano a prima vista che il viàggio era di piacere, e probabilmente per i bagni, per dipìngere di scuro le pàllide carni di quel fantolino. Anzi certo, ai bagni! Una grossa glàndola enfiata deformava il volto del piccino. Gli dava quella immobilità dolorosa del bimbo ammalato.

Mi sorprese allora una voce diretta a me, a me veramente.

— Scusi, signore, questo scompartimento è per i non fumatori!

Le parole èrano cortesi, ma il tono era severo.

Era il marito di quella madonnina: un giòvane smilzo da pochi soldi. Veramente la espressione significava altra cosa: «Lei guarda il petto della mia signora!».

No, caro uomo, cosa vuole che guardi quella roba lì!

Guardavo il bimbo. «Le madri vìdero i bimbi infilzati su le baionette bùlgare.»

Guardavo fuori nel sole la piràmide della nostra civiltà: quattordicimila morti.