Maggiore impronta nazionale della danese ha la musica norvegese colle sue canzoni e danze caratteristiche (Halling, Springer, ecc.). Ma forse più che alla maggior ricchezza melodica e varietà delle sue canzoni essa deve la sua superiorità ai musicisti stessi, fra i quali Kjelruf (1815-1863) ed il celebre violinista Ole Bull (1810-1880) furono i primi che misero in onore la musica nazionale. Il vero rappresentante della scuola norvegese ed ancor oggi il più geniale ed importante è Edgardo Grieg (1843-1907). Egli è il poeta musicale della Scandinavia più di Gade e degli altri, ed ha contribuito alla conoscenza dell'anima nordica altrettanto che Biornsön ed Ibsen, perchè in ogni sua composizione, la più grande e la più piccola egli non smentisce mai il carattere speciale della sua nazione e quasi neppur volendolo sa liberarsi dall'influenza della musica popolare, che è diventata sua seconda natura e che egli pur creando nuove melodie e forme imita. La sua natura è un misto di elementi artistici e popolareschi, i quali si fondono organicamente, sicchè l'opera che ne risulta non ha nulla di artificioso ma è spontanea e sincera. Il Concerto per pianoforte, le Sonate per violino, il Quartetto, ecc., sono opere costruite secondo le norme della morfologia musicale, eppure esse hanno un'impronta tutta speciale, perchè il contenuto è diverso, diversa la melodia, il ritmo e l'armonizzazione.

Grieg discende da Schumann ed è vero impressionista. Le sue opere sono quasi sempre la traduzione poetica di un sentimento che occupa il suo animo e che in lui, poeta dei suoni, trova eco e si estrinseca nella sua arte. Le opere più note oltre le nominate sono due Suites (Peer-Gynt) per orchestra, una Suite in stile antico per archi, un'Ouverture, i pezzi lirici per pianoforte e molte delle sue bellissime canzoni. Grieg non fu certo uno dei colossi della musica ma piuttosto un delicatissimo e poetico miniatore. Perciò le sue migliori opere non sono le più grandi, giacchè a lui mancava la potenza delle concezioni grandiose.

Cristiano Sinding (1856) invece è padrone delle forme maggiori e le predilige (Sinfonie, Concerti, Sonate, Quintetto, Trio, ecc.). Confrontato con Grieg egli è certo più maschio e potente ma molto meno poetico nelle sue opere, meno fortunato negli spunti, che sono alle volte rudi ed aspri, meno nazionale nel colorito, meno lirico ma invece molto più epico.

Altri noti musicisti norvegesi sono Giovanni Svendsen (1840-1911) che scrisse ancor giovanissimo le sue migliori opere (Ottetto, Sinfonie, Concerti, Leggende, Rapsodie, ecc.); Gerardo Schjelderup (1859) autore di drammi musicali e Halfdan Cleve (1879) (Concerti per pianoforte, ecc.).

Quasi le stesse caratteristiche mostra la musica svedese. Ivan Hallström (1826-1901) cercò già per tempo di liberare l'opera drammatica musicale dalle influenze straniere e darle un carattere nazionale, però con poca fortuna, mentre maggiore ne ebbero i tentativi di Gio. Södermann (1832-1876) di innalzare le sorti della canzone svedese e di Andrea Hallén (1846) per la musica istrumentale, che si risente della musica di Wagner e Liszt. Emilio Sjögren (1853) (Sonate, pezzi per pianoforte, cantate, canzoni, ecc.), Guglielmo Stenhammer (1871) e Guglielmo Peterson-Berger (1867) sono oggi i più noti musicisti svedesi.

Alla musica scandinava appartiene anche quella della Finlandia, del paese dei mille laghi, una terra che ha pure una canzone popolare propria, in molti riguardi diversa della scandinava e russa ma affine ad ambedue. Fino a pochi anni fa il nome dei maestri nazionali non oltrepassava i confini del paese. Oggi Roberto Kajanus (1869) ed ancor più Jean Sibelius (1865) sono abbastanza noti nel mondo musicale. Anzi molti chiamano ora Sibelius il caposcuola non solo della musica finlandese ma della nordica in genere. Alle opere di lui (poemi sinfonici, sinfonie, Concerto per violino, pezzi per pianoforte, canzoni, ecc.), manca però quasi intieramente la nota ilare e gioconda ed esse hanno somiglianza colla natura del paese dai lunghi inverni, le fitte nebbie, rotte alle volte da qualche raggio di sole sbiadito, che mostra gli stagni fumanti ed il verde pallido delle erbe. Anche egli come Grieg non padroneggia le forme maggiori e non è di rado frammentario.

La musica russa prima di Glinka ebbe ben poca importanza come arte nazionale. Sarti, Galuppi, Martini, Paisiello e Cimarosa per non nominare che i maggiori, soggiornarono a lungo nella Russia e vi scrissero molte delle loro opere. Il vero creatore della musica russa è Michele Glinka (1804-1857) l'autore della Vita per lo Czar (1837) e Russlan e Ludmilla, ambedue pregne di carattere e melodia nazionale, con novità di ritmi ed armonizzazione ma ben lontane da meritare gli esagerati entusiasmi, che destano ancor oggi nella loro patria. Quasi contemporaneo è Alessandro Dargomisky (1813-1869) (Russalka e Convitato di pietra) forse meno ispirato di Glinka ma ricco di sentimento drammatico e ricercatore di nuove forme. In questo riguardo si può anzi dire che egli col suo recitativo melodico, base di tutto il suo Convitato di pietra, ha molti punti di affinità cogli autori più moderni. Alessandro Seroff (1820-1871) (Giuditta, Rogneda) completa la triade ma non raggiunge neppur lontanamente i suddetti.

Il vero e decisivo impulso a creare di proposito una vera arte musicale russa partì dal cosidetto cenacolo dei cinque (Balakireff, Cui, Borodine, Rimsky-Korsakoff e Moussorzsky), che per caso originariamente furono o uomini di scienza o soldati. Era l'epoca del fermento prodotto dalle opere di Berlioz, Liszt e Wagner ed in genere della musica programmatica e descrittiva. I cinque nominati bandirono la crociata contro la musica italiana e francese ed accettando i nuovi principî cercarono di metterli in pratica nelle loro opere sia drammatiche che sinfoniche. Supremo scopo poi era di dare alla loro musica una vera impronta nazionale togliendola dalla melodia e dal ritmo delle canzoni popolari. Queste col loro carattere oscillante fra il maggiore e il minore, somigliante molte volte alle antiche tonalità di chiesa, con elementi orientali frammischiati furono dai sudetti sapientemente utilizzati ed imitati ed hanno dato alle opere della scuola russa moderna un certo carattere esotico ed originale che ne è forse il maggior pregio. Il ritmo della musica russa ha qualche cosa di elementare che deriva più dalla razza che dalla volontà del musicista ed è svariatissimo (anche p. e. in 5⁄4, 5⁄8, ecc.).

Il più audace innovatore dei nominati è Modesto Moussorzky (1823-1881) quantunque egli non ebbe mai sufficiente padronanza della parte tecnica della sua arte. Egli è l'autore dell'opera Boris Godounov, che quando fu data la prima volta nel 1877 a Pietroburgo fu derisa e cadde miseramente, mentre oggi si considera come l'opera più audace e nuova della scuola russa. In essa l'arte sinfonica non ha alcuna parte, ma tutto è conciso, rapido ed eminentemente drammatico.

Cesare Cui (1835) scrisse più opere drammatiche, Angelo, Ratcliff, ecc., e sinfoniche. Ma il suo maggior merito sta nell'aver combattuto accanitamente per i nuovi ideali specialmente coi suoi scritti e la sua propaganda. Al. Borodine (1834-1887) gli fu nell'ispirazione di gran lunga superiore e ci lasciò poche ma belle opere quali, p. es., il secondo quartetto, la sinfonia in do minore. Il suo Principe Igor, opera rimasta incompiuta e finita poi da Rimsky-Korsakoff e Glazounow è scritta piuttosto nello stile antico ma contiene nelle danze e nei cori delle pagine stupende di un colorito smagliante. Nicola Rimsky-Korsakoff (1844-1908) fu di tutti il più sapiente e molti dei giovani musicisti russi, che contano fra i migliori, furono suoi scolari. Egli si provò in tutti i rami della musica e quasi in tutti con fortuna (opere drammatiche Sadko, Notte di maggio, Pskovitaine, ecc., sinfonie, poemi sinfonici, Antar, Sheherezade, quartetti, Concerti, ecc.).