Quantunque quasi tutti questi musicisti si dedicarono anche alla musica istrumentale, la loro predilezione è però rivolta all'oratorio sia biblico che di altro soggetto e ciò forse meno per un bisogno artistico della loro anima quanto per il fatto, che i numerosi festivals annui provocano una produzione di simili opere, che negli altri paesi sono in completa decadenza. La possibilità poi di esecuzioni con gran masse corali assai disciplinate influisce altresì sui maestri, che come p. e. Bantock ha potuto scrivere una grande sinfonia corale, Atalanta a Caledonia (1912) senza orchestra per venti gruppi di voci usate come strumenti. Di tutti questi oratori due soli sono noti sul continente, il sogno di Geronzio e gli Apostoli di Elgar.
Una posizione a parte prende Ethel Smyth (1858) uno spirito irrequieto che cominciò seguendo vie già battute per trasformarsi e convertirsi poi ad una lingua più moderna nelle sue due opere, la Foresta, e specialmente i Naufraghi. Fra le donne compositrici Smyth supera certo di gran lunga le colleghe d'ogni paese.
Quantunque la musica inglese sia piuttosto di carattere conservativo, anch'essa non ha potuto sottrarsi al modernismo musicale odierno e non mancano giovani musicisti, che hanno tendenze nazionali e cercano di dare un carattere specifico alla musica inglese basandosi specialmente sulla canzone popolare. A questo gruppo appartengono Ralphe Vaughan Williams (1872), Percy Grainger (1882) e Cirillo Scott, il più avanzato fra i nominati. In ultima linea manca però alla musica moderna inglese ancora la vera ispirazione ed essa è internamente piuttosto fredda e senza passione.
La musica americana è ancor giovane e manca come l'inglese di propria fisionomia, non esistendo una vera canzone popolare. L'unico musicista americano, che ha una nota specifica è Edvardo Mac Dowel (1861-1908), autore di poemi sinfonici, concerti, suites, ecc. Le sue migliori opere sono però certo quelle per pianoforte e specialmente le minori (Sea pieces, ecc.) e molte canzoni. Altri musicisti americani di qualche nome sono: Edgar Kelley (1857), Giorgio Cladwik (1854) e Orazio Parker (1863).
A completare l'enumerazione delle scuole nazionali sono da aggiungersi la belga o fiamminga e la spagnuola quantunque per ambedue non si possa parlare di tendenze decisamente nazionali. Pietro Benoit (1834-1901) ha scritto più opere teatrali ed oratori su testi fiamminghi ma senza una vera nota personale. Edgardo Tinel (1854-1912) ebbe qualche successo col suo oratorio Franciscus ma egli è nelle sue opere piuttosto dotto che ispirato. Jan Blockx (1851-1912) è con Paolo Gilson (1865) forse il più originale e moderno dei nominati.
Un'opera spagnuola o portoghese non esiste e la musica di quei paesi dopo Vittoria, Morales e Guerrero non ha quasi più importanza nella storia della musica e si contenta di produrre Zarzuele (operette). Un'eccezione è però da farsi per Filippo Pedrell (1841), dottissimo cultore degli studî musicali storici ed autore di una Trilogia: I Pirenei (1902) opera di gran polso, concepita modernamente. Negli ultimi anni è però innegabile un risorgimento anche nella Spagna e le opere dei musicisti moderni (Ripolles, Pujol, Morera, Manuel de Falla, Laparra e Turina, ecc.), cominciano a mostrare serietà di studî ed un nuovo indirizzo promettente.
Il maggiore di tutti i musicisti spagnoli moderni e quello che sembrava destinato a rialzarne le sue sorti fu Isacco Albeniz (1861-1910). Più che le altre sue opere sono quelle per pianoforte, specialmente la raccolta Iberia, che lo innalzano sugli altri. Gli spagnoli moderni compreso Albeniz derivano però dalla scuola modernista francese e di veramente nuovo non c'è nelle loro opere che l'elemento spiccato popolaresco, che però non è gran fatto vario, perchè non sa sortire dal ritmo di danza.
LETTERATURA
Walter Niemann — Die Musik Skandinaviens, Breitkopf und Härtel.
Soubies A. — La musique scandinave au XIX siècle. Rivista italiana, anno 8º, fasc. 2º, e 9º fasc. 4º.