Gevaert ha tentato nei suoi scritti di dimostrare che gli onori attribuiti a Gregorio sono usurpati e spettano invece a Sergio I (681-701), o a Gregorio II o III. La questione non è nuova ma Gevaert ha saputo produrre nuovi argomenti, che se non sono del tutto persuasivi, sono atti a farci dubitare dell'autenticità dei meriti di Gregorio magno, dei quali fa per la prima volta menzione il cronista Giovanni Diacono (IX secolo), autore poco esatto e non veritiero.
Il canto gregoriano ebbe più nomi: cantus planus per l'egual valore delle note, choralis, e cantus firmus per la sua invariabilità ingiunta. Esso si divideva in due specie principali: nel concentus, che comprendeva quei canti, nei quali dominava la melodia come negli inni, nelle sequenze, nei responsori, e nell'accentus, (modus legendi choraliter), che era ancora un rimasuglio dell'antica salmodia senza vero carattere melodico ma semplicemente recitativo cadenzato, come nell'Epistola, l'Evangelo, il Prefatio, il Pater noster, ecc. La Sequenza è fra i canti antichi della chiesa quella, in cui la melodia è più pronunziata. Essa venne trasformandosi coll'andar del tempo dall'iubilus, cadenza libera e ornata di fioriture e melismi, che si cantava sull'ultima a dell'Alleluia e che era l'espressione del giubilo dei credenti innalzanti inni alla divinità come l'estro momentaneo loro ispirava. In seguito si aggiunse un testo alle note dell'iubilus, ed in questo modo ebbe origine la Sequenza.
Il perfezionamento del canto e la nuova riforma non avrebbero potuto compiersi, se la teoria non fosse andata di pari passo colla pratica. I quattro toni autentici di S. Ambrogio non potevano ormai più corrispondere ai bisogni della nuova arte ed è perciò naturale che si svegliasse l'interesse dei dotti e che questi cercassero di ampliare il sistema musicale. Fra gli scrittori teoretici dei primi secoli avanza tutti e di gran lunga Severino Boezio, nato verso il 470 di nobile stirpe romana, che coprì alte cariche alla corte di Teodorico, re dei Goti e fu decapitato nel 524 per aver preso parte ad una congiura. I suoi cinque libri de Musica, nei quali sono ripetute ed ampliate le teorie greche di Pitagora, diventarono l'evangelo musicale del medio evo e lo restarono fino al principio dell'evo moderno, quantunque le teorie contenute non corrispondessero alla nuova musica, che ormai si era intieramente allontanata dalla greca, abbandonandone le sue basi e sostituendovene di nuove.
Le nuove ricerche hanno messo in chiaro che fu nella chiesa bizantina che si preparò la trasformazione del sistema musicale greco. Qui troviamo ormai una nuova scala diatonica costituita dei toni fondamentali delle scale di trasposizioni greche (dorica, frigia, ecc.), e che veniva designata colle prime lettere dell'alfabeto greco. La scala era questa:
La si do dies. re mi fa dies. sol dies. la.
Nè alla scala soltanto si limitarono i cambiamenti, chè anzi anche nuove tonalità furono introdotte. Ma qui tutto è ancora oscuro ed incerto, nè gli studi fatti sono arrivati a conclusioni decisive.
Il sistema greco si mantenne in occidente più a lungo, ma ormai influenzato dalla scuola bizantina, donde risultò una certa confusione. Anche qui troviamo abbandonato il sistema del tetracordo e messa qual base l'ottava diatonica. Ai quattro toni autentici si aggiungono altri quattro (plagali, appoggiati, storti) formati mettendo il secondo tetracordo del tono autentico avanti al primo. Così dal 1º tono autentico
re mi fa sol la si do re
si forma il 1º plagale
la si do re mi fa sol la