La base del sistema stava nel principio che fra la terza e quarta nota, dunque fra le sillabe mi e fa c'è il semitono.
Tutte le scale si dividevano in sette esacordi (sei toni) che cominciavano dal Sol, do e fa.
Conoscendosi ai tempi di Guido ormai il b rotundum (si bem.) ed il b quadratum (si naturale), gli esacordi potevano essere di tre specie; quello di do si chiamava naturale, quello di fa col si bem. era il molle e quello di sol col si naturale il durum.
Se la melodia stava nei limiti di un esacordo si mantenevano le sillabe originarie di questo. Ma la difficoltà cominciava quando una melodia passava l'estensione di un esacordo, perchè dovevano cambiarsi le sillabe e si doveva adattarle al nuovo esacordo. Questa difficile e complicata procedura (crux et tormentum puerorum) si chiamava mutazione, che Marchetto da Padova definisce: mutatio est variatio nominis vocis seu notae in eodem spatio.
Per agevolare lo studio delle mutazioni, che erano cinquantadue, si fece uso della mano guidonica, che nel medio evo fu in grande onore e si ascrisse a Guido, quantunque egli non ne parli nei suoi scritti. Si aveva, cioè, fatta l'osservazione, che la mano umana conta tante falangi ed estremità delle dita quante erano le note della scala guidonica, se si calcola il si bemolle come nota da sè, cominciando dalla punta del pollice col sol (Γ) e finendo col mi sopra la punta del dito medio. Lo scolaro apprendeva le note e mutazioni, che cadevano sulle giunture, ed arrivava, col mezzo di questo aiuto ad avere una certa pratica nella denominazione delle note, giacchè bastava che guardasse la mano sinistra (la sinistra, perchè vicina al cuore e più atta all'insegnamento) per saper la nota.
La solmisazione potè durare ad onta delle difficoltà ed artificiosità che le erano proprie fino al secolo XVI e trovò persino nel secolo XVIII chi ne decantava i vantaggi. Anzi essa viveva come ombra ancora non molti anni fa nelle denominazioni cfaut, alamire, csolfaut, ecc. Il suo difetto principale era oltre la complicazione l'aver messo a base del sistema l'esacordo invece dell'ottava. Nel secolo XVI fu aggiunta la settima sillaba si e si tornò così all'ottava, mentre in Italia si sostituì alla sillaba ut il do. (Bonocini: Musico pratico, 1673). Ma le sillabe restarono e servirono d'ora in avanti di nome ai toni presso i popoli latini (italiani, francesi, spagnuoli) mentre i tedeschi e gli inglesi tennero fermo alle lettere gregoriane.
Lo spirito pratico di Guido influì pure sulla notazione musicale, che egli semplificò grandemente, usando quattro linee, sulle quali e fra le quali egli scriveva in capo alla linea le note colle lettere dell'alfabeto (notazione franconica) e collocando i neumi al posto corrispondente e fra queste.