Ma per la stessa ragione essa non poteva progredire nello sviluppo di pari passo che la lingua, perchè allo stato primitivo questa corrispondeva di più al supremo bisogno della soddisfazione dei bisogni fisici istintivi, mentre deve escludersi che nell'epoca dei primordi ridealità, di cui vive la musica, abbia potuto venir concepita.

In ciò è forse da cercare il motivo, per il quale lo sviluppo della musica comincia in un'età di molto posteriore a quella delle altre arti, e per cui, quando queste erano giunte ormai alla decadenza, la musica si trovava ancora quasi ai principi. Ma non in questo motivo soltanto, giacchè, se le altre arti come la pittura, la scultura, trovavano nella natura stessa i modelli da imitare e la poesia gli oggetti da descrivere, la musica doveva scrutare le misteriose leggi della natura per trovare i suoi elementi, ed il mondo esterno non le offriva nel rombo del tuono, nello scrosciare delle bufere, nei mille rumori del creato nulla che potesse imitare.

I popoli antichi divinarono questa indipendenza della musica dalle cose esterne ascrivendola direttamente alla Divinità e ritenendola un dono della stessa. Così gli Indiani l'ascrissero a Brama ed un Semidio, Nared, fu l'inventore della sacra Vina; i Greci a Mercurio, che ideò la lira, avendo trovato il guscio d'una tartaruga, alla quale erano ancora attaccati alcuni tendini tesi che risuonavano; gli Egiziani ad Iside ed al Dio Thot.

Che il canto precedette la musica istrumentale è cosa facilmente ammissibile, ma altresì che questa non tardò a nascere e ad imitare il canto, per quanto l'imperfezione dei primi istrumenti lo permetteva. Questo restò però per lunghi secoli la parte principale della musica specialmente per le sue attinenze colla religione. L'idealismo e la vita di pensiero dell'umanità dei primi tempi non potevano che limitarsi alla religione, che innalzava le menti dalle cure terrene, ed essendo ciò pure lo scopo supremo della musica, essa doveva divenire l'indivisibile ancella di quella ed aggiungere alla parola quel maggior grado d'intensità, di affetto e di sentimento, di cui essa sola era capace.

La mancanza assoluta di documenti musicali dell'epoca antichissima, rende impossibile il poter farsi un'idea della musica di quei tempi, e perciò le asserzioni di molti scrittori mancano d'ogni serio fondamento. La più comune e più verosimile di queste ipotesi è che i popoli antichissimi non abbiano conosciuto la melodia assoluta, ossia una sequenza di toni uniti secondo le leggi dell'armonia, in modo che siano graditi all'orecchio, ma che il canto sia stato indissolubilmente legato alla parola e fosse piuttosto una specie di declamazione con innalzamento ed abbassamento di voce a seconda dell'accento della parola e dell'affetto, con un ritmo dipendente dalla prosodia.

Come la culla della cultura umana giace nell'Asia, così è opinione, che l'arte della musica sia venuta sviluppandosi originariamente nell'Asia. Nella Genesi (4.21) vien fatta menzione di Jubal come primo inventore degli strumenti a fiato ed a corda e ne vien stabilita l'epoca a circa il 3000 av. C. Ma questa asserzione non merita fede, giacchè la musica degli Ebrei non raggiunse neppure nell'epoca posteriore quel grado di perfezione, che troviamo nella teoria musicale degli Indiani ed anzi non ci è neppure conservata memoria d'una teoria propria degli Ebrei.

Della musica antica degli Indiani non ci sono conservate che molte notizie sulla teoria, le quali sono però sufficienti a darci un'idea dell'immensa complicazione del loro sistema musicale. I toni della scala diatonica, che sembra esser stata da loro conosciuta, senza però che ne avessero compresa l'importanza come base del sistema musicale, venivano suddivisi in semitoni e questi alla lor volta in altri semitoni o quarti di tono ed ancor più piccole suddivisioni. Ma se lo scrittore Soma ci parla di 960 tonalità diverse, ciò non si può intendere nel nostro significato, perchè ogni scala conteneva sei nuove tonalità, secondo che si cominciava da un diverso tono della stessa, per esempio, do-do, re-re, ecc., senza aver riguardo ai semitoni, e perchè lo stesso succedeva colle nuove scale formate sulla tonica di un semitono o quarto di tono. Le ricerche moderne non poterono ancora arrivare a provare, se questo sistema complicatissimo si fosse limitato alla parte teoretica e sia rimasto semplicemente un frutto della speculazione ed immaginazione od abbia avute attinenze colla pratica, come in genere è quasi impossibile il giudicare con qualche sicurezza della teoria musicale indiana, giacchè la musica moderna dell'India è un misto di antico e recente con influenza araba spiccatissima.

Alle melodie dei Bramini (Ragas) conservate per tradizione, si attribuivano virtù particolari, di ammansare le belve, di incenerire chi le avesse cantate, di far cader la pioggia, di far oscurare il sole, ecc. Il testo di alcune di queste ci è conservato nei libri di Veda, come pure sono nominati nella letteratura sanscrita i titoli di alcuni scritti musicali, per esempio, specchio delle melodie, teoria delle scale, mare degli affetti, ecc. I più usitati istrumenti indiani erano la Vina, istrumento a pizzico, fatto di una canna munita di sette corde e due zucche alle estremità per la risonanza, ed il Magondi, specie di chitarra a quattro corde.

Nessuna somiglianza colla teoria degli Indiani palesa quella dei Cinesi. Alla scala, che Ling-Lun (circa 2500 av. C.) stabilì, mancano due intervalli: la quarta e la settima ed ogni tentativo posteriore d'aggiungerveli riuscì vano. Tanto varrebbe aggiungere un sesto e settimo dito alla mano dell'uomo, escalma uno scrittore. I toni della scala, che cominciava dal fa del nostro sistema, aveano nomi simbolici come Kung (imperatore), Isang (ministro), ecc. Notevole è pure che nella musica cinese la nostra nota più bassa è la più alta e viceversa, sicchè il primo tono della scala, il fa, è il più alto. Insieme alla teoria erano stabilite otto specie di suoni diversi, che corrispondevano a quelli, che davano certi corpi. Questi erano la pietra, il metallo, la terracotta, la seta, il legno, le pelli, il bambù ed una specie di zucca, e di queste materie erano fatti gli strumenti musicali cinesi. Ad onta dello sviluppo della teoria musicale e della varietà degli istrumenti la musica cinese non seppe mai divenire una vera arte, e noi all'udire la musica moderna di questo popolo, che come è tenace nel conservare i suoi costumi primitivi, tien altrettanto fermo alle antichissime tradizioni musicali, non possiamo comprendere come Confucio (500 av. C.) dopo aver udite le composizioni del celebre musico Quei non abbia fatto per tre mesi altro che pensarci.

Tanto alla musica cinese e giapponese quanto a quella dei popoli selvaggi è sconosciuto il semitono nella scala, che è composta di cinque toni con lacune al posto del semitono.