L'ultimo musicista della prima epoca dell'opera d'Amburgo, dopo il quale questa andò rapidamente decadendo, fu Giorgio Filippo Telemann (1681-1767), artista strano, che d'ogni stile s'appropriò qualche cosa, ma che per la manìa di essere originale ad ogni costo cadde in mille ricercatezze e puerilità artistiche. La sua fecondità fu prodigiosa; scrisse oltre circa 40 opere e 600 ouvertures, 44 passioni, 12 annate di musica da chiesa ed un'infinità d'altre composizioni.
Prima di chiudere questo periodo ci resta a rammentare Händel, che nel 1703 a 19 anni si recò ad Amburgo onde arricchire le sue cognizioni e studiarvi l'opera. Quantunque egli abbia scritto qualche opera per Amburgo (Almira, Nerone) e vi abbia fatto parlare di sè, pure egli non esercitò alcuna influenza sul suo indirizzo, inquantochè si tenne piuttosto in disparte come osservatore e pure profittando di quello che egli ad onta della falsa strada per cui si era messa l'opera, da questa potea apprendere, non era ancor giunto a quel grado di maturità artistica, che per ciò era necessario. Nel 1740 arriva ad Amburgo una compagnia d'opera italiana coll'impresario Angelo Mingotti e l'opera nazionale tedesca, che negli ultimi anni aveva menato un'esistenza stentata, venne a finire.
In Inghilterra la musica drammatica fu quasi sempre senza carattere nazionale. Quantunque non sia giustificata l'opinione generalmente diffusa della mancanza di talento musicale degli Inglesi, non è da negarsi, che la musica in Inghilterra fu sempre influenzata dagli stranieri, che attirati dall'idea di gloria e dalla speranza di ricchi guadagni vi trapiantarono la musica dei loro paesi. Le prime notizie che ci sono conservate sulla musica in Inghilterra arrivano al 600 dopo Cristo, quando papa Vitaliano mandò in Gallia e Britannia Giovanni e Teodoro ad insegnare il canto gregoriano che in poco tempo raggiunse grande diffusione. Dopo un lungo silenzio la storia fa menzione di Giov. Dunstaple del quale già parlammo ed a lui seguono molti altri musicisti pratici e teoretici, che ebbero molta parte allo sviluppo dell'armonia e contrappunto. Verso la fine del secolo XVI poi troviamo in Inghilterra molti musicisti, che si occuparono specialmente del madrigale, raggiungendo in questo genere le migliori opere degli italiani contemporanei. I più noti fra questi sono William Bird († 1623), Tommaso Morley (1557-1604), John Bull (1563-1628) e Orlando Gibbons (1583-1625). Molti madrigali di quell'epoca sono stati ultimamente pubblicati e eseguiti con plauso per la leggiadria dello stile, le bizzarrie ritmiche, gli scherzi armonici e la freschezza di melodia.
Quel tempo vide pure il fiore della musica istrumentale che la regina vergine Elisabetta preferiva e molti furono i suonatori specialmente di virginale (specie di spinetta) che ebbero grande fama anche in altri paesi. L'importanza di questo ramo della musica inglese è assai grande per la storia della musica istrumentale e lo sviluppo delle sue forme. I principali rappresentanti ne sono Hugh Aston ed i nominati Bird e Bull. Noi troviamo nelle loro opere, che si pubblicarono negli ultimi anni, un'assoluta indipendenza dallo stile corale, una tecnica assai perfezionata nella mano sinistra, armonia quasi moderna e nuove forme come per es. la variazione.
Il dramma musicale venne all'Inghilterra dall'Italia e vi fu portato da Tommaso Lupo, Angelo Notari ed Alfonso Ferrabosco. Bisogna però rammentare che Roberto Jones pubblicava ormai nel 1601 due libri di songs and ayres (canti ad 1-4 voci con e senza istrumenti) scritti nello stile recitativo delle Nuove musiche di Caccini e che qualche cosa di simile all'opera erano le cosidette Masques con cori, danze ed in genere musica istrumentale.
Delle prime opere di maestri inglesi (Lawes, Colman, Lock, ecc.) sono conservati soltanto i titoli. Nel 1673 venne Cambert in Inghilterra e vi introdusse la musica francese, che trovò tosto molti fautori fra i quali il re Carlo II.
In quel tempo (1658) nasceva a Londra Enrico Purcell, il maggior genio musicale che l'Inghilterra mai ebbe. Purcell ha molti punti di somiglianza con Mozart. I suoi successi datano ormai dal suo diciottesimo anno e le sue opere giovanili (p. es. Didone ed Enea) mostrano maturità di studi, sicurezza di stile e di forma. Egli scrisse una quantità di musica per azioni teatrali, da chiesa ed istrumentali, tutte ricche di facile melodia, di ampiezza di stile e magistrale fattura. Il maggior difetto della sua musica è quello di essere troppo esangue e di restare quasi sempre allo stato di schizzo per quanto geniale. Egli si formò alla scuola degli Italiani senza però rinunciare alla sua personalità spiccata ma altresì senza raggiungerli. Egli prelude però ormai ad Händel specialmente colla sua maniera di innestare il coro all'azione e di concepire il quadro musicale.
Purcell non trovò chi raccogliesse il suo retaggio. Morto a 37 anni, venne ben presto dimenticato dal pubblico che preferiva i piccanti ritmi delle canzoni francesi alla verità drammatica delle sue opere ed alla grandiosità dei suoi cori.
Dopo la morte di Cambert (1677) sono di nuovo gli italiani che predominano e contendono la palma ad Händel, mentre gli ultimi tentativi di un'opera nazionale (Beggar's Opéra di Gay 1727) cadono sotto il livello dei più meschini prodotti.
LETTERATURA