Pougin A. — Mehul, Paris, 1889.
Picchianti — L. Cherubini, 1844.
Gamucci — L. Cherubini, 1869.
Hohenemser — L. Cherubini, Lipsia, 1913.
CAPITOLO XVI. Haydn — Mozart — Beethoven.
La musica istrumentale anteriore ad Haydn non si occupava della traduzione di un pensiero poetico, d'un'idea coi mezzi della musica, ma cercava piuttosto nella bellezza dei temi, nella forma, nella combinazione degli accordi, nei coloriti, la sua meta. La musica istrumentale bastava a sè stessa ed in sè trovava la sua soddisfazione. Per ciò essa è principalmente oggettiva. Il continuare per questa via era impossibile senza cadere nel convenzionalismo e manierismo e quando il piacere della forma per la forma non fu più sufficiente allora si sviluppò anche nella musica istrumentale il soggettivismo.
Questo nuovo elemento non fu del resto introdotto da Haydn, chè anzi noi lo vediamo farsi strada ormai in molte composizioni di Bach e successori, in Dom. Scarlatti e Fil. Em. Bach specialmente nelle Toccate, Fantasie, Improvvisazioni, ecc., i quali generi di composizione libera procedevano dall'ispirazione poetica. Ma questo nuovo indirizzo, questa individualizzazione del sentimento, il prevalere dell'elemento poetico, la traduzione dello stesso in toni che lo concretano con mezzi musicali, prima appena accennati, noi li troviamo palesi in Haydn le cui composizioni, oltre le qualità tecniche ed essenzialmente musicali delle anteriori, offrono allo uditore un elemento poetico, senza che egli, come suol succedere nella musica descrittiva, sia inceppato nei voli della sua fantasia.
La nuova musica istrumentale basa sulle forme della sonata e della sinfonia. L'opinione che queste derivassero dalla sonata antica, da molti propugnata, è molto discutibile, quantunque quest'ultima abbia senza dubbio influito grandemente sulla sinfonia e sulla sonata moderna. Ma assai più che la sonata antica, poco differente dalla suite valse a formare la sinfonia e la sonata moderna l'antica ouverture, quale fu introdotta da Alessandro Scarlatti che si divideva in tre parti unite, allegro, adagio ed allegro e che coll'andare del tempo si usò nei concerti istrumentali suonare in tre tempi, dividendo le parti ed introducendovi il minuetto, tolto dalla suite. La caratteristica principale della nuova musica è il passaggio dalla polifonia all'omofonia. Le melodie sono ormai chiuse ed esse sono veramente accompagnate. C'è il primo e secondo tema colla ripresa dopo lo sviluppo tematico. Le composizioni perdono certo qualche cosa della loro monumentalità ma diventano molto più varie e ricche di contrasti anche improvvisi, che mancavano intieramente alle opere anteriori. Cessa pure il predominio delle tonalità minori. La dinamica è più varia e non bastano più gli effetti dell'eco (piano e forte), le tonalità cambiano nei diversi tempi e non è raro di trovare la melodia cominciata da uno strumento e finita da un altro, ciò che prima non succedeva.
Fino a pochi anni fa era quasi incomprensibile la differenza che passa fra le opere anteriori ad Haydn e le sue e lo si soleva chiamare il padre della sinfonia e del quartetto. Torchi e Galli avevano bensì dimostrato che la forma della Sinfonia si trova ormai abbastanza sviluppata nelle opere di G. B. Sammartini, maestro di Gluck e che Haydn ebbe in Tartini un precursore nel quartetto per non parlare di Boccherini, che fu contemporaneo di Haydn e che certo non conobbe le sue opere. Oggi però s'è fatta almeno in gran parte la luce in seguito ai nuovi studi di Ugo Riemann e Guido Adler per i musicisti tedeschi e Fausto Torrefranca per quegli italiani. Le conclusioni sono però divergenti. Riemann difende la tesi che fu la scuola di Mannheim, dove esisteva un'orchestra eccellente e modello delle altre, a continuare la riforma della musica istrumentale già preparata da Bach ed Händel col connubio della monodia col contrappunto. In realtà non si trattava che dell'imitazione dello stile dell'aria nella musica istrumentale. Le Six Sonates à trois ou avec toute l'orchestre di Giovanni Stamitz (1717-1757) op. 1 (1752) sono per Riemann l'evangelo della nuova arte ed egli da a quest'opera la stessa importanza che all'Ars nova ed alla nascita dell'opera del Seicento. È innegabile che nei Trio di Stamitz si palesa un nuovo stile ben differente dall'anteriore e già Arteaga chiama Stamitz creatore d'un nuovo stile ed il Rubens dei compositori.
Lo stile di Stamitz è pure quello di Francesco Richter (1709-1789), Cannabich, Toeschi ed altri maestri che vissero prima di Haydn. Nelle opere di Stamitz, che è il caposcuola, troviamo già sviluppato il dualismo dei temi, il lavoro tematico, che è lo spirito creatore della musica istrumentale quasi altrettanto che la melodia; anche la forma della sonata e sinfonia in quattro tempi è pressochè stabile. Le opere di questa scuola sono sonate a tre, quattro e più istrumenti col basso numerato ed appartengono, almeno come si pubblicarono, apparentemente alla musica antica. In realtà però si eseguivano in Germania senza basso numerato sostituendovi più istrumenti a fiato, che non vanno all'unisono cogli archi ma o hanno note tenute oppure eseguiscono piccoli contrappunti.