Le opere di Haydn specchiano il suo carattere. Egli fu di temperamento sereno, ilare, modesto. Innovatore da principio, fu sorvolato dal genio di Mozart, di lui più giovane, del quale risentì l'influsso negli anni posteriori, donde la grande differenza fra le opere anteriori e le seguenti. Gli ideali del giovane Beethoven e la rivoluzione musicale, che questi cagionò trovarono Haydn ormai vecchio ed incapace di seguire le nuove orme.

Quello che vedemmo succedere in Palestrina e Bach, i quali sembrano quasi chiudere un'epoca della storia dello sviluppo musicale, concentrando in sè e perfezionandolo il frutto ed il complesso delle conquiste anteriori, si replica in Mozart, forse il maggior genio musicale che mai visse, quell'uomo, che senza peccare d'esagerazione, puossi chiamare il genio incarnato della musica. Mozart è universale; egli appartiene a tutte le nazioni e mai si unirono in un uomo gli elementi più disparati per formare un complesso più perfetto. Egli ha la ricchezza melodica, il sentimento drammatico degli Italiani, la sapienza, l'idealità poetica, la delicatezza e castità d'ispirazione dei Tedeschi, la varietà ritmica, l'argutezza e volubilità comica dei Francesi. In lui non si scoprono incertezze, tentennamenti, ma egli arriva ad altezze inesplorabili, sviluppandosi organicamente e necessariamente. Ha tutte le qualità di Gluck più il genio specificamente musicale di gran lunga maggiore. Confrontato con questo noi non troviamo nelle sue opere l'austerità, la ferrea conseguenza dell'espressione drammatica del primo ma invece la grandezza del genio che tutto nobilita, l'istinto che tutto trova senza cercare. Egli basa sull'opera italiana, ma col suo istinto geniale la nobilita e l'innalza. A tutte queste somme qualità egli aggiunge poi una sapienza della forma, una conoscenza sì grande dell'arte, che gli rende facile sciogliere qualsiasi compito, ed in modo che l'arte grandiosa non serva che a scopi più alti. Egli sa esprimere tutti i sentimenti, tutti gli affetti; nessuno lo supera nella rappresentazione dell'amore in tutte le sue fasi, dall'amore casto ed ideale all'amore sensuale. Nessuno come lui sa delineare i caratteri femminili e scrutarne meglio gli affetti.

Volfango Amadeo Mozart nacque ai 27 gennaio 1756 in Salisburgo, dove suo padre Leopoldo, eccellente musicista ed uomo dotato di buon senso e conoscente del mondo, era direttore della cappella dell'arcivescovo. Il piccolo Amadeo fu un talento precoce quale mai prima nè dopo si vide. A sei anni suonava benissimo il pianoforte, conosceva il violino e componeva sonate, sicchè il padre gli fece intraprendere lunghi viaggi, destando stupore ed entusiasmo. Nel 1768 scrive la sua prima Opera, La finta semplice e nel 1769 viene nominato per opera di Martini membro dell'Accademia Bolognese. L'Italia fu la prima a festeggiarlo come compositore drammatico ed il suo Mitridate re del Ponto (1770) riscosse a Milano grandi applausi. Ritornato in patria, dove era stato nominato dall'arcivescovo maestro concertatore, continuò i suoi studi e scrisse una quantità di opere drammatiche ed istrumentali.

Le prime sono ancora scritte nello stile dell'opera italiana e solo quà e là vi si mostra la potenza di Mozart che supera il convenzionalismo formale. La prima opera, nella quale il genio di Mozart si palesa ormai nella sua interezza, è l'Idomeneo (1781) scritta per Monaco, in cui, se le reminiscenze dello stile di Gluck sono ancora sensibili, il genio musicale specificamente melodico supera il modello. Ancor in quest'anno Mozart da principio ad altro lavoro. Il ratto del serraglio, la prima vera opera della scuola tedesca, scritta in uno stile molto differente dall'Idomeneo, si libera dalla posizione indegna e servile che lo teneva legato all'arcivescovo di Salisburgo, incapace di comprenderlo e si stabilisce a Vienna. Gli anni susseguenti portano ricca messe: Le nozze di Figaro (1786), il Don Giovanni (1787) scritto per Praga, Così fan tutte (1790), La clemenza di Tito ed Il flauto magico (1791).

Mozart morì ai 5 Dicembre 1791, quando l'imperatore lo nominava direttore della Cappella di S. Stefano ed egli avrebbe potuto così dedicarsi, senza le cure della lotta per l'esistenza, alla composizione di tanti altri capolavori che dormivano nella sua grandiosa mente.

La vita di Mozart è quella dell'artista moderno. Per lui l'arte è scopo supremo. Le miserie della vita non lo toccano e lo lasciano indifferente. Egli è spensierato, gioviale, noncurante del domani, dedito ai piaceri, ma altrettanto serio, indefesso, tenace al lavoro, capace di astrarsi in mezzo ad una società clamorosa e continuare il lavorìo della fantasia. La sua importanza sta nell'opera drammatica che con lui raggiunse la perfezione del genere, quale l'epoca sua poteva comportare e che ancor oggi fra le lotte delle scuole resta intangibile. Ed in questa egli seppe, come nessuno prima e dopo di lui, cambiare di stile a seconda del soggetto. Nell'Idomeneo è palese la forma classica di Gluck, nel Don Giovanni il romanticismo non nelle esteriorità fantastiche ma nell'elemento tragico e satanico, nelle Nozze di Figaro l'opera cosidetta di conversazione, fine ed arguta, nel Ratto il romantico misto all'umorismo, in Così fan tutte l'opera buffa allegra e biricchina, nel Tito di nuovo l'opera seria classica coll'elemento eroico. Nel Flauto magico poi egli seppe da un'azione spettacolosa e destinata ad un teatro di sobborgo, creare un'opera in cui l'elemento simbolico e morale predomina ed il genio arriva alle più grandi altezze. Ad onta di ciò, Mozart non fu un rivoluzionario ma un riformatore, un eclettico geniale, che senza trovare forme assolutamente nuove, alle antiche ed usate ispirò nuova vita.

«Il genio tedesco, scrive Wagner, sembra destinato a cercare presso i suoi vicini quello che non è dato alla sua patria, per poi toglierlo dai suoi stretti confini e creare qualche cosa di universale. Mozart creò i suoi capolavori sull'orma dell'opera italiana senza punto cambiarne la forma. Eppure quale superiorità sulle opere dei contemporanei italiani!»

Si suol dire che Mozart col Flauto magico fu il vero creatore dell'opera tedesca e quegli che diede il colpo di grazia all'opera napolitana. In realtà però le opere teatrali di Mozart appartengono ben più all'opera italiana che alla tedesca (15 opere su testo italiano e 5 su tedesco) (Singspiele) e non solo per la lingua ed il numero ma ben più per l'intimo carattere della musica, ciò che è anche naturale se si pensa che la Germania e l'Austria del Settecento erano in riguardo del teatro musicale vere provincie italiane. Eppure le opere di Mozart non ebbero in Italia neppure ai suoi tempi che un successo effimero, molto minore che quelle del tedesco italianizzato Simone Mayr (1763-1845), il primo maestro di Donizetti, che fu il primo che in Italia tentò lo stile della grand'opera francese e predilesse un'orchestrazione molto nutrita. Questo minor successo delle opere di Mozart dipese e dipende dalla povertà di veri accenti drammatici nei recitativi, nel non avere l'istinto infallibile dell'effetto, dalla mancanza di plasticità della forma specialmente nell'opera seria come pure dal predominio della forma strofica di canzone breve e succinta, che è una caratteristica dei musicisti tedeschi del suo tempo. Mozart è senza dubbio più sicuro ed efficace nell'opera buffa, che s'adattava anche di più al suo carattere, quantunque anche in questa egli segue le orme dei nostri maestri italiani Anfossi, Piccinni e Paisiello, che non si conoscono che di nome mentre se si studiassero le loro opere si apprenderebbe che molto di quello che noi chiamiamo specifico mozartiano si riduce ad elementi italiani del secolo XVIII. Comunque ciò sia, Mozart resterà sempre uno dei più grandi genî musicali d'ogni tempo, perchè molte delle sue maggiori opere corrispondono a quell'ideale d'arte ed a quei principî che pel mutare dei tempi non possono cambiare e noi ricorreremo sempre a lui come ad una sorgente di pace serena, alla quale si può sempre attingere senza che si esaurisca.

La musica istrumentale di Mozart forma un anello di congiunzione fra Haydn e Beethoven. Le più celebri opere sono le sinfonie in sol minore, in do maggiore (Iupiter), i sei quartetti dedicati ad Haydn, il quintetto in sol minore. La differenza fra Haydn e Mozart si scorge nel primo e nell'ultimo tempo delle sue opere che hanno temi molto più cantabili, più lunghi ed espressivi. Haydn era maestro nel cavare dagli strumenti sempre nuovi effetti ma in certo modo non si serviva di loro ma serviva a loro; i suoi motivi sono molte volte quasi nati dagli istrumenti stessi e ci interessano principalmente per l'uso che ne fa l'autore. Mozart si serve invece degli strumenti per parlare la sua lingua, i suoi motivi sono più espressivi e presentono già Beethoven. Il confronto fra i quartetti dedicati ad Haydn con quelli di quest'ultimo anteriori e posteriori mostra palese questa differenza ed è toccante il vedere come il vecchio maestro cerchi nelle ultime opere raggiungere la profondità e la calda espressione del giovane. Le sonate per pianoforte, i Trio, ecc., sono con poche eccezioni (fantasia in do min., sonata in do min.) opere d'occasione senza grande importanza e di valore ineguale. Superiori a queste sono i Concerti per pianoforte (Re min., concerto per l'incoronazione, ecc.), scritti con intenzioni sinfoniche.

Delle sue musiche da chiesa vale quanto fu detto di quelle di Haydn. Da eccettuarsi sono però l'Ave verum, una Messa ed il grandioso Requiem, la sua ultima opera che non potè finire, e che quantunque faccia concessioni allo stile dell'epoca tendente al drammatico ed al profano, pure è concepita con grandiosità e serietà di stile ed è sì ispirata da far dimenticare ogni principio e tacere ogni obbiezione.