Assai marcata è in Tanger la differenza delle stagioni. L'estate fu costantemente serena. Verso l'equinozio cominciarono le pioggie e le borrasche, che continuarono colla medesima costanza. In questo tempo cadde più volte la folgore sulla città, ed uccise un uomo.

Malgrado la fertilità del terreno le specie delle piante ne' contorni di Tanger sono pochissimo variate: e lo stesso deve dirsi rispetto agl'insetti, almeno pel tempo ch'io vi dimorai; giacchè la stagione più propizia a tali indagini dev'essere la primavera.

A Tanger non può un uomo senza compromettersi salire sul terrazzo della propria casa per la gelosia degli abitanti delle case vicine. Le due case ch'io abitai successivamente erano così mal collocate, che non potei fare che pochissime osservazioni astronomiche, e queste ancora con molto stento: inoltre avendo lasciati i miei stromenti astronomici col mio equipaggio a Cadice, non mi furono portati che nella stagione delle pioggie, nella quale rarissime volte vedesi il cielo scoperto per pochi istanti. A fronte di questi ostacoli, la mia latitudine osservata per un termine medio assai poco distante dagli estremi, diede 35° 47′ 54″ nord.

A fronte degli ostacoli che s'opponevano al mio desiderio di fare una collezione di storia naturale, raccolsi a Tanger nella sua baja molti articoli, tra i quali trovansi alcuni fucus assai belli. Tutte le piante marine furono da me raccolte assai vivaci in fondo al mare.

Noi altri musulmani dobbiamo sormontare troppe difficoltà quando vogliamo fare delle collezioni entomologiche; e per cagione della purità legale che proibisce di toccare gli animali immondi, e perchè non possiamo abbruciare verun animale vivo. Il primo ostacolo difficolta la formazione d'una collezione di Cleoptere, ed il secondo rende inutile quella delle farfalle d'ogni genere, perchè avanti di morire senza fuoco, battono le ali per la semplice ferita della spilla che le assicura. Per lo stesso motivo m'accadde un giorno, che uno scarabeo fortissimo che aveva riposto nella scattola con altri insetti, si andò dibattendo con tanta violenza, che staccò la sua spilla, e distrusse tutti gli insetti da me raccolti. Trovavasi in questo numero una falsa tarantola assai grande, ed assai interessante.

CAPITOLO VI.

Continuazione della storia d'Ali Bey. — Notizie intorno all'interno dell'Affrica. — Presentazione all'imperatore di Marocco. — Visite del Sultano e della sua Corte.

Poco dopo arrivato a Tanger la mia esistenza cominciò a diventare aggradevole. La prima visita che mi fece il Kadi Sidi Abderrahman Mfarrasch; il mio annuncio dell'eclissi del sole che doveva aver luogo il 17 agosto, e di cui io ne avevo disegnata la figura quale doveva vedersi nella sua massima oscurità; la vista de' miei equipaggi e de' miei istromenti che arrivavano d'Europa in un battello; i miei regali al Kadi, al Kaïd, ed ai primarj personaggi; le mie liberalità verso altre persone, tutto contribuì a fissare sopra di me l'attenzione del pubblico; cosicchè in breve tempo acquistai un'assoluta superiorità su tutti i forastieri, e sopra i più distinti abitanti della città.

Dall'altro lato il cambiamento del clima, le sostenute fatiche, ed il nuove genere di vita da me abbracciato alterarono alcun poco la mia salute: onde fui costretto di assoggettarmi ad un regime rinfrescativo, ed a prendere i bagni di mare. Queste precauzioni mi resero ben tosto la salute; ricuperata la quale potei occuparmi delle mie collezioni. Un giorno che, nuotando, mi ero alquanto allontanato dalla spiaggia, vidi avvanzarsi quasi a fior d'acqua un enorme pesce lungo dai venticinque ai trenta piedi, onde presi precipitosamente la direzione verso terra ove le mie genti attonite mi richiamavano ad alta voce. Il pesce andò sott'acqua, ma pochi istanti dopo ricomparve precisamente nel luogo ove io mi ritrovavo quando lo vidi.

Un talbe chiamato Sidi Amkeschet, venendo un giorno a trovarmi, ed entrati accidentalmente sull'argomento dell'interno dell'Affrica, mi parlò in tal modo: