Il minor calore fu da 7° sopra zero di Réaumur il 18 decembre alle cinque ore della mattina; e pure in quel giorno, e nell'ora medesima il freddo era sensibilissimo.

Il primo gennajo alle dieci ore e mezzo del mattino il termometro esposto al sole segnava 29° 5′.

Avevo ne' miei giardini quattro gazzelle perfettamente addomesticate. Allorchè vedonsi affatto libere i loro giuochi sono veramente dilettevoli, facendo salti e capriole sorprendenti. I miei giardinieri le perseguitavano perchè mangiavano, e guastavano le piante, ma io le proteggevo perchè i giardini erano abbastanza grandi per non lasciar sentire i guasti che facevano. Addomesticate come le cigogne non mi privavano mai della loro compagnia in tempo del pranzo e della cena; di modo che aveva in loro e nelle cigogne le sette mie migliori amiche.

Desiderando che la morte non rattristasse il sacro recinto della mia semelalia, proibij, severamente ogni sorta di caccia. Volevo con ciò offrire agli uccelli nel mio podere un sicuro asilo; ove il variato canto di tante diverse specie faceva della mia Semelalia un paradiso terrestre. Allorchè passeggiavo fuori dei giardini; ma però sempre entro il recinto generale, varie bande di pernici mi stavano dintorno, ed i conigli passavano spesso, per così dire, tra le gambe. Io cercavo d'allettare, ed addomesticare questi animali, che corrispondevano alle mie cure assai più di alcuni uomini che chiamansi civilizzati. Gli uccelli non temevano di venire a prendere le miche di pane che gli gettavo, ed entravano senza timore nelle mie camere, e la notte io avevo le tende del mio letto coronate di uccelli liberi nel paese della schiavitù.

Non ottenni però mai di render familiare un triste chakal ch'erami stato recato. Gli avevo fatta fabbricare una casuccia; terminata la quale, per lasciargli maggiore libertà, gli feci levare la catena, e lo lasciai padrone del suo nuovo alloggio: ma egli seppe aprirsi un passaggio sotto il muro, e fuggì con tanta destrezza (giacchè non oserei dire altrimenti) quanta ne avrebbe appena saputo impiegare un essere ragionevole. Vero è che il mio chakal era incoraggiato dalle grida de' suoi compagni, che venivano la notte in truppe intorno a Semelalia: e perchè i molti cani d'ogni specie ch'io tenevo al di dentro rispondevano abbajando in varj tuoni, venivo ad avere due bande di musica notturna, spesse volte sostenuta dai contrabassi dei ragli dei giumenti, mentre i galli, ed i polli di Guinea faceano le parti di soprano. Tale cacofonia lungi dal sembrarmi disaggradevole mi riusciva aggradevole: niente vi era d'artefatto.

Pareva che la fama dell'immunità della mia villa si fosse estesa fino ai deserti poichè io vidi numerosissime truppe di gazzelle venire a diporto, e giuocare a centinaja intorno alle mura di Semelalia. Forse m'illuderò, ma parvemi talvolta, ch'esse bramassero la licenza d'entrarvi.

Feci un assai interessante collezione di piante, d'insetti, e di fossili di Semelalia. Fra gl'insetti trovasi l'aranea galleopodes magnifica per la sua grandezza: la prima volta ch'io la vidi mi spaventò da dovero, tanto più ch'ella passò sul mio petto mentre stavo seduto sul soffà. Tra i fossili bellissima è la raccolta dei porfidi e dei ciottoli rotolati giù dall'Atlante.

Avendo dato avviso di un eclissi della luna, che doveva vedersi la notte del 15 gennajo del 1805 molti pascià ed altri ragguardevoli personaggi vennero a casa mia per osservarlo: ma sgraziatamente il tempo fu tutta notte affatto coperto, e cadde tant'acqua accompagnata da violenti colpi di vento, che ci fu tolto di fare veruna osservazione.

Il Sultano non rimane mai lungamente nello stesso luogo: pochi giorni dopo l'eclissi si ebbe notizia dell'imminente suo arrivo a Marocco, notizia assai gradita al popolo, e specialmente a me, che desideravo di prendere da lui congedo per fare il pellegrinaggio della Mecca.

Il Sultano giunse a Marocco nel giorno indicato, ed io andai ad incontrarlo a molta distanza. Stava in una lettiga portata da due muli. Appena vedutomi, si fermò, e discorse meco alquanto, testificandomi la sincerità del suo affetto. Muley Abdsulem, che lo seguiva mi trattò come fossi stato suo fratello. Durante la loro lontananza la nostra corrispondenza non era stata interrotta; e quando la malattia non permettevami di scrivere, supplivano le persone che venivano spedite da Fez con ordine di vedermi, e di riferir loro lo stato di mia salute. Ora che vedevanmi rimesso in salute, e capace di sostenere il disagio della cavalcatura, non sapevano saziarsi di attestarmi la piena loro soddisfazione. Soggiornando essi a Marocco fummo costantemente nella più intima confidenza.