— Professore, fra poco saremo costretti a troncare le nostre piacevoli lezioni.
— E perchè, signorina?
Ella aveva pronunciato con gaiezza, sebbene con una leggiera intonazione di rammarico le parole che annunziavano un prossimo commiato, ma Valenzi sentì che la propria voce tremava mentre egli mormorava con un sobbalzo trattenuto la domanda ansiosa.
— Perchè sono fidanzata, caro professore. Mi sposerò fra un mese e mezzo.
Valenzi inghiottì qualche cosa che lo stringeva alla gola e rispose con un sorriso penoso:
— Ne sono lieto, veramente lieto. E chi è dunque l'uomo fortunato che mi rapisce la più gentile fra le mie allieve?
— L'uomo fortunato è un giovane artista non ancora celebre, ma che lo sarà certamente un giorno. È il pittore Fulvio Albanesi, quello che ha lo studio in questa stessa casa all'ultimo piano.
— Non lo conosco, — mormorò Valenzi, crollando lentamente il capo e trattenendo a denti chiusi un sospiro.
— Nemmeno io lo conoscevo alcune settimane or sono. Conduceva una vita molto ritirata e laboriosa. Veniva a studio la mattina presto e se ne andava la sera tardi. Mammà diceva che era un giovine molto serio e papà che pagava puntualmente la pigione. Io lo guardavo spesso, nascosto dietro le cortine della finestra perchè mi piaceva molto, ma egli sembrava ignorare persino la mia esistenza. Finchè un giorno, al principio di marzo....
— Al principio di marzo? — ripetè Valenzi trepidamente, rammentando che proprio in quei giorni egli le aveva mandato i malaugurati fiori.