Ma quando fu nella strada, sotto la pioggia che cadeva sempre, se le ripetè ad una ad una e gli parve a un tratto che nessun destino al mondo fosse più triste del suo. Non poteva nemmeno compiangere chi rimaneva, non poteva nemmeno invidiare chi se ne andava. “Tanto, nessuno ti crederebbe„.

Camminò un paio d'ore sotto la pioggia ruminando fino all'esasperazione questi pensieri e quando fu notte si fermò su un ponte di strada ferrata sotto il quale passavano continuamente treni in partenza e in arrivo. Veniva dalla stazione vicina un urlìo allegro di soldati che partivano per la zona di guerra, salutati dagli amici e dai parenti e di quando in quando lo scoppio d'una fanfara militare echeggiava più forte coprendo le grida.

Ferdinando ascoltava quella musica e quelle voci con un palpito sordo nel cuore e non osava neppure più formulare un pensiero di invidia per quei giovani pieni di baldanza che potevano andare a combattere e a morire fra urli di gioia. Egli possedeva per unico scopo, per unica meta, per unica gioia della vita il suo bel “soprappiù„ che lo sottraeva a tutti i pericoli: alla coscienza di sentirsi un uomo come gli altri, alla speranza di amare e d'essere amato come gli altri, alla possibilità di morire di una bella morte come gli altri.

Che cosa gli rimaneva?

Il treno militare si mosse fra un tumulto di grida irrefrenabili e s'avanzò fumando verso di lui, sotto l'arco del ponte sul quale egli sostava. Era salito sul parapetto a muro perchè la sua piccola statura gli impediva di vedere e si sentiva pigiato intorno dalla folla curiosa che si sporgeva per guardare in basso.

Un omone sgarbato lo spinse con tale violenza ch'egli si sentì scivolare verso il vuoto ed allora pensò ch'era cosa facile lasciarsi cadere laggiù proprio nel momento in cui il treno militare passasse.

I due occhi di fuoco s'avanzavano lentamente fra le grida frenetiche dei soldati affacciati agli sportelli e quando la colonna di fumo nero e denso sollevandosi fu quasi per investirlo, il gobbetto si diede un piccolo slancio e cadde sui binari un momento prima che il treno vi giungesse.

La gente che si pigiava intorno al parapetto urlò atterrita:

— Un ragazzo è caduto. Ferma! Una disgrazia! Per carità, ferma!

Ma il macchinista non udì nulla, perchè la musica e le grida facevano un rumore assordante. E le ruote passarono sul piccolo corpo già svenuto, sul povero “soprappiù„ che aveva impedito ad un uomo di vivere e di morire come tutti gli altri.