— La quale non si decide ad arrivare.

— Che sciocca!

Le voci si confusero con lo sciacquìo dell'onde e Arturo uscì dall'ombra protettrice e si diresse quasi di corsa alla sua stanza. Non aprì la chiavetta della luce per non attrarre le zanzare e si appoggiò alla finestra fumando e meditando su quella conversazione, senza sapere se ne fosse divertito od offeso. — Il bell'Arturo, la camera attigua, la signora color mauve.... Tutto ciò era abbastanza buffo ed egli a poco a poco incominciò a sorriderne, come d'una piccola farsa di cui egli fosse l'involontario protagonista. Poi, richiuse la finestra, accese la luce e scrisse a sua madre una lunga lettera piena di affettuoso rammarico, che finiva col racconto esilarante della signora color mauve....

Il domani la camera accanto fu occupata da un maturo signore reumatizzato; e non appena Arturo scese s'imbattè nel vestibolo con la marchesina Oltano, la quale gli presentò sorridendo un ventaglio di cartoline illustrate a cui faceva da pernio il suo pollice dall'unghia acutissima.

— È per beneficenza, signor.... — e appoggiò su l'interruzione quasi interrogando.

— Derni, ingegnere Arturo Derni, — egli compì con un mezzo inchino, e porse alcune monete d'argento senza guardare le cartoline.

— Grazie, — disse l'Oltano. — Sono per l'Asilo infantile. Quale sceglie?

— Nessuna. Prego.

Ella si strinse nelle spalle lievemente sdegnosa e uscì in fretta, ma nel varcare la soglia urtò col braccio arrotondato in uno spigolo e il ventaglio disfatto sparpagliò sul pavimento una dozzina di effetti lunari pateticamente verdognoli. Arturo s'inginocchiò a raccoglierli e tentò di ricostruire il ventaglio, mentre ella con le mani alle tempie rideva gaia e confusa, ripetendo:

— Grazie, grazie, scusi....