— Tu sai qualche cosa, mamma. Dimmi la verità: questa perla è falsa.
La marchesa Sanminiato s'accasciò in una poltrona presso la scrivania e incominciò a piangere con sussulti e gemiti, coprendosi gli occhi come se temesse gli sguardi di suo figlio.
— Dimmi qualche cosa invece di piangere.
— Non ne ho forza. Giorgio, sento che tu non potrai mai perdonarmi.
— Perdonarti, mamma? Che significano queste parole?
Egli s'era curvato su di lei e con le mani aggrappate ai bracciuoli della poltrona la stringeva in un cerchio di interrogazioni così insistenti e impazienti, che la marchesa Sanminiato cessò all'improvviso di piangere e si risolse a confessare la verità.
— Un giorno, due anni e mezzo or sono, avevo bisogno urgente di danaro. Non sapevo dove rivolgermi e vendetti la tua perla. Ne avevo acquistata prima un'altra falsa ma somigliantissima e nessuno s'accorse del cambio. La verità è questa. Ed ora disprezza pure tua madre: hai ragione.
Il giovane si sollevò senza guardarla, coi denti chiusi sotto le mascelle contratte, e uscì. Si sentiva soffocare, si sentiva profanare da tutte quelle volgarità, da tutta quella falsità e, più atroce d'ogni altro male, sentiva morire dentro di sè il suo luminoso amore, schiacciato da troppe cose impure e vili.
Ecco: sua madre gli rubava un'antica perla che gli era cara per pagare un fornitore prepotente, e la sua amante ch'egli adorava più d'ogni cosa al mondo, gli sfuggiva insultandolo, perchè si accorgeva d'aver fatto un cattivo affare.
La nausea gli saliva alla gola dal cuore stretto d'indignazione per gli altri e di pietà per se stesso.