sua cella, in ansia, come si dibatte

forzata in prigionìa la passeretta.

Ascoltammo con anime disfatte

dalla dolcezza i palpiti concordi

chiedendoci: — È il mio cuore o il tuo che batte?

Udimmo rallentare i colpi sordi

e tanto attenüarsi nel languore,

che sospirammo, come chi si scordi

di vivere: — È il mio cuore o il tuo che muore?

notte