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Al tramonto, nell'ora in cui la campanella, sotto il tettuccio di lavagna, suona verso la valle, suona melanconica e credente, come una novizza in cantoria, se un biondo raggio di sole, entrando per la portella aperta, giungesse a baciare il sorriso della tua statuina, o chiesa del marinaio, se un soffio d'aria fremente dalla marina traesse un lamento da una canna dell'organo soavissimo, se la canzone del pescatore venisse a morire tra i fiori dell'altare candido, o Virgo, in queil'ora in cui anch'io mi sento buono e confidente, vorrei sedere su i tuoi gradini e sorridere alla bianca melanconia, e sorridere coll'ultimo sorriso….
Una monachina mi troverebbe pallido e dolcemente morto, come se in una visione amorosa io posassi inebbriato in un bagno di profumi, e mi preparerebbe la verginea bara della sua sacristia, la candela benedetta, la croce d'argento, il libro del de profundis, la corona bianca col velo a stelle di talco…. Sarebbe bella o brutta la monachina?… La monachina forse penserebbe: Egli aveva vent'anni! E gli facciamo il funerale!
E tu, gioconda, fastosa, pomposissima bagnante, che hai scherzato con me? Forse tu nemmanco muoveresti un passo a porre un filo d'erba odorosa sul mio capo agghiacciato dopo tante febbri. Forse tu diresti: Non so quali sieno i fiori di cimitero.
Sono i più gentili, e non sono per te.
DESERTO.
Mare e cielo.
L'acqua del mare giace bigia e tranquilla, e sembra tratto tratto alzarsi con una oscillazione sola, vastissima, dispersa. Là dove la nostra fiacca pupilla dice:—è l'orizzonte—con un dolce movimento tremola una bianchezza lattea. Ma là non c'è la linea, il confine, la nostra imbecillità; là regna un deserto di luce, un'amplissima curva che si perde in un'altra curva, che finisce alla terra…. E il cielo dove incomincia ad essere azzurro? Dove finisce?… Perchè? perchè? perchè?… Quanto sperpero d'aria, d'acqua, e di pensiero! È l'infinito: tanto ne sa il teologo, come il chimico: quello freddamente lambiccante Dio dai volumi di san Tomaso; questo trionfante sulle sue formole che nulla hanno creato e nulla creeranno: tanto ne gode il poeta, il quale dall'Arte non trae che patemi; quanto il marinaio che dal mestiere guadagna il pane….
Mare e cielo! Vorrei correrli tutti! Essere un'onda spinta e risospinta, per vagare e vagare, per mutarmi in un fiocco di spuma al collo di un'ondina, e formare una collana di perle: essere un millimetro cubo di gas, per vagare e vagare, e correre ad accendermi vicino alle stelle d'Iddio…. Pavoneggiarmi un minuto, esser bello, adorare il Paganesimo, adorare il nostro Ieova, aver veduto il mare, il cielo…. ma finire! O Natura, per carità, lasciami finire!
Sull'acqua c'è un fruscìo: se si spazzolasse un drappo serico di mille miglia ci sarebbe l'istesso effetto sulla ghiaia che sorbe l'onda. Il cielo si vela biancamente, e, checchè ne dicano i signori professori, sembra, dove l'occhio nostro lo guarda, scavarsi in abissi profondi e vibrare con milioni d'atomi azzurri, di contorni indecisi, di ghirigori trasparenti. S'accende la luna: mezza luna, scema a destra, sbiadita, oleata…. Per compagna le pende vicino una stella, la punta di un dardo arroventato, che scocca raggi all'innanzi….