A Pietro Micca—morto a difesa d'Italia—contro l'invasione straniera—nel loco ove nacque—alcuni modenesi—crociati per la indipendenza della patria—pronti all'armi al cessare della pace—questa memoria—1848.
Alla memoria di Pietro Micca—morto eroicamente—nel compimento di un santo dovere—alcune donne—delle diverse provincie d'Italia—come esempio ai figli—posero questa lapide—il III agosto 1876.
Salve—Pietro Micca—vera gloria d'Italia—di santissimo eroismo—splendido esempio—Te fra gli itali campioni—la storia illustra ed eterna—e Sagliano che ti diè culla—sull'abituro reso grande da te—nel secondo centenario di tua nascita—pone riverente questo ricordo—addì 27 agosto 1876.
L'esempio del Micca ha valso: un secolo dopo di lui Giacomo Antonio Pasquale nelle milizie napoleoniche seppe meritarsi il vanto d'esser nato (1778) in Sagliano: a Ronzon in Aragona nel 1813, minatore e sott'ufficiale del genio, con 100 soldati combattè fiera guerra sotterranea contro 3000 spagnuoli, non cedendo il forte che onorevolissimamente, dopo la caduta di Lerida e di Maquinenza..—St'anno, non so perchè anticipandolo, s'è celebrato il secondo centenario del Micca: non ho veduto apparecchi in Sagliano: so che ci furono discorsi e banchetti, ma principalmente attesto che il maggiore Pasquina del 17° fanteria, dalla festa ritornato al nostro stabilimento idropatico, fu salutato con sincerissimi evviva: egli mostrava fregiato il suo petto da due medaglie al valor militare e dall'altre delle campagne dell'Indipendenza. Nell'esercito italiano si continuano le tradizioni memorande del piccolo esercito piemontese.
Andorno è borgo antico: fu donato dal vescovo Liutprando, da Carlo il Calvo alla chiesa vercellese, riconfermato da Ottone III: nel 1378 dal vescovo Fieschi venduto a Ibleto di Challand: un anno dopo per la spontanea dedizione si affidava alla mano leale di Amedeo VI di Savoia. Il castello colla torre fu un'antica commenda dei cavalieri gerosolimitani: ora guarda giù, rintonacato alla moderna, e vede le industrie animose, svariate, produttive: esempio massimo il cotonificio di Miagliano. Lo stabilimento idropatico (600 m.) così bene diretto dal dott. Carlo Corte, così frequentato dai milanesi, flagella le sue docce su morbidi corpicciuoli, candidissimi e nervosi, dove un dì borbottavano incappucciate e insaccate, giallissime e linfatiche, le monache cistercensi: e dove si chiudeva come in un castello l'arcigno vescovo Fieschi, sui bei giardini della montagna, sugli spiani claustrali scorazzano sanguigni giovanotti, inseguendo farfalle… o fanciulle. La natura intorno vi è mesta: giù prati con salici, dossi boscosi di castagneti, edifici bianchi e rumorosi opifici, e folte case e cielo compiacente. Vi paiono luoghi che conoscete da un pezzo, che avete visti e stravisti, dove avete letto l'Aleardi e fumata la prima sigaretta, per piacere alla prima fiamma vagabonda sulle rive a cercare il fiorello azzurro non ti scordar di me… Vedete anche il grano turco che vi rammenta le aie e le canzoni lombarde e le melanconie erotiche alla luna, quando lei colle sue manine voleva cavarsi il capriccio di scartocciare le pannocchie: vedete le viti coi grappoli dell'idillio; lei che vivrebbe anche d'un grano solo al giorno se… Vedete le patate. In altra occasione vi farò della poesia, per ora no, e vi dico che la natura di Andorno sta a questa di Oropa precisamente come una fanciulla brianzuola ad una donna alpigiana.—Ad Andorno è nato nel 1707 e morto nel 1794, il valente pittore di prospettiva Bernardino Galliari, che all'eccellenza dell'ingegno, semplicità di costume, bontà e religione accoppiando, colle opere sue dentro e fuori d'Italia il suo nome eternò. Così l'iscrizione sul suo sepolcro nella chiesa parrocchiale.
L'Ospizio d'Andorno è detto di San Giovanni ed è assai insù nella valle del Cervo, ad un'ora e mezza di vettura dal borgo. Il Cervo colle sue acque battezza una generazione laboriosa, amantissima del focolare paterno, dalla montanara, che coi calzoncini di panno (vireire o virùi) sui pendii scoscesi delle prealpi, suda alla raccolta del fieno selvatico (siùn), agli imprenditori, ai maestri di muro, agli opranti, che colla certezza delle braccia robuste e del cuore gagliardo, corrono l'Europa, vanno in Algeria, si fanno lodare all'istmo di Suez. La montanara abbella il suo alp con qualche medaglietta di San Giovanni e d'Oropa: i nuovi arricchiti innalzano ville sontuose e cooperano all'edilizia pubblica, aprendo stradoni, costruendo ponti, facendo segare marmi e pietre per cimiteri e chiese. La valle è magnifica: montagne verdeggianti e dolci, poi rocciose ed erte, piene di paesetti come nidi selvatici, ricche di borghi alle comode falde, capricciose e franate nelle insenature, dominatrici dalle cime, cave squarciate e pascoli e torrenti diroccianti, e in fondo il Cervo colle lavatrici, le gore, le furie, le lingue secche di sabbia, i labirinti dei ciottoloni, le corna delle scheggie, le spume, le pennellate d'oltremare e le velature d'asfalto, i capricci dell'artista e le calcolate architetture dei ponti. Signori miei, questa è Svizzera. Fumano le allegre gole degli alti camini e rumoreggiano gli opifici con gagliarda festa di lavoro: consoliamoci, questa è Italia!
L'Ospizio è un luogo tranquillissimo, romito, senza sfoggio d'architetture, poggiato tra il verde; Nessuna severità: ci si potrebbe arrivare con sei cavalli! Tre casette con portici tozzi, una quarta a quattro piani, un altro fabbricato, chiudono per tre lati una piazza colla fontana, un terrazzone da cui la vista signoreggia giù per la vallea. Ci sono entrato da un sentiero nicchiato sotto ai faggi, se potessi dirlo, una corritoia di verzura: l'Ospizio mi ha abbarbagliato gli occhi, cacciandomi dentro mille punture di luce, mille serpentelli, mille zigzag, colla sferza del suo sollione. Oh che sollione! Diventano verdi le tonache dei preti, e rosee le guance delle monachelle. Dell'esterno della chiesa vidi i capitelli di marmo bianco di Mozzucco, la statua del protettore, la facciata che a sinistra s'appoggia sul petrone di San Giovanni, e leggendo le iscrizioni Vox clamantis in deserto—parate viam Domini, pensai che questo Ospizio deve procurare poche novene cenobitiche in onore del suo santo, finchè avrà l'albergo Peraldo, fatto apposta per trasgredire il gran precetto del digiuno, punto primo per pulire a nuovo le coscienze. Nell'interno della chiesa c'è il cattivo gusto del seicento e del settecento: nel cupolino il pennello di Fabrizio Galliari vuolsi abbia superato l'opera del cupolino di Graglia. La Guida del Club Alpino cita, ed è giusto, i due evangelisti e la nascita del precursore del Bernardino Galliari, cita la cappelletta scavata nella roccia, e così soddisfa, se non gli amatori dell'arte, i curiosi e i pellegrini, i quali non capiranno mai la bellezza di quel lumicino scoppiettante in quell'umido eterno: ma la Guida tace, e non so perchè, nella seconda o terza cappella di destra, quella tavola delicata, ingenua, dolce e robusta a un tempo, che è chiusa nella sua cornice azzurrina ed oro, di stile elegantissimo rinascimento.—Che effetto m'ha fatto questo Ospizio? Dico chiaro e tondo: la devozione non m'è apparsa nè a Graglia, nè qui: là capitai in ora di pranzo, qui pure. Vidi gente che mangiava a quattro ganasce, gente che fa la sua vacanzetta di nove giorni coll'alloggio gratis, vidi poca poveraglia, preti tozzotti, fantesche ruvide, pretenziose provincialette, e qualche alpenstock che ambiva fregiarsi coi nomi della Mologna grande o della pcita, o del Croso, o del Maccagno, giacchè dall'Ospizio vi sono i passaggi per Gressoney, per Valle Sesia, per Alagna. Buon appetito e buon viaggio.
SUI MONTI.
I.
Da Gressoney (1310 metri).