Che vita si fa, e che società c'è? Qui la cura è quella dell'aria. Ci alziamo presto e apriamo la finestra, poi scendiamo giù nel piazzaletto avanti l'albergo. Chi s'aspetta? Di che si ciarla? Una compagnia è partita per una gita: vogliamo vederli al ritorno. Che fiori ci porteranno? Ci conserveranno una manciata di neve? ecco tutti i nostri pensieri. S'entra nella sala: chi suona il pianoforte, chi legge i libri inglesi, chi spoglia gli album dei passeggeri. A tratto, dèn dèn, s'ode la campanella. Arrivano degli alpinisti, colla sacca sulle spalle, il lungo bastone, il plaid, i calzaretti a stringhelle. Donde vengono? Dove vanno? Se potessimo seguirli su ai ghiacciai! Ecco i nostri pensieri. Esce loro incontro madama Delapierre a dire che le spiace molto, ma se vogliono alloggiare non ha più posto; però se s'accontentano alle dépendances…. Ride la ragazza che loro serve di guida Ed essi mostrano sul Rosa, qualche larga pezza di serico bianco. Dormire? Essi fanno la cura del moto. Buon viaggio! Lasciano sull'albo i loro nomi.

Sono da Milano?—Li conosci?—Sì, no.—Chi possono essere?—Io credo uno d'averlo visto a una festa in casa ***—Sì, sì,—Bel giovanotto!—Già.—Perchè già?—Eh!… Si ride. E ridono le mamme. Intanto tornano i giovanotti, portando per regalo, quali il mignin, quali la concordia, quali la vaniglia e la viola dell'Alpi.

Si ciarla a colazione, in questo refettorio di gaudenti, si ciarla tutto il giorno nella sala, sul piazzaletto, sulle lobie, si passeggia e si ciarla prima di pranzo, facciamo toletta; e poi ciarliamo a pranzo. A pranzo tu vedresti freschissime vesti bianche, pettinature d'ottimo gusto col fiore alpino, gioielli preziosi, trine delicate, e, quel che più importa, visini allegri, nobili, capricciosetti. Qui vi sono molte signore torinesi, una signora milanese, che villeggia a Broni, la inglesina, la francese e la Y X.

Siamo in fondo a una valle, passano dinnanzi povere contadine vestite di panno rosso e vecchie insaccate di panno nero, vediamo picchi e ghiacciai; pure, amica cara, qui a dopo pranzo si risuscitano come cose attuali le mode, gli spettacoli, i pettegolezzi della città…. Si spogliano giornali di moda e cronache segrete…. Dove sarà la marchesa T. di Milano?—A Chamounix.—E la poetessa P. A. R. di Faenza?—Mi dicono ai bagni di mare.—La marchesa-alpinista D. M. di Genova è all'Oropa.—Chi sarà alla salute di Cannobbio?—La V. di Milano e la contessa S. di Bergamo.—Mi dicono che all'Oropa ci siano dei colonnelli bellissimi e simpatici.—E ad Andorno molti milanesi.

Sfogliamo le cronache segrete:—Perchè l'Y un anno è ammalato di nervi, un altro di stomaco, un altro di gambe, e va un anno all'Oropa, un altro anno a Santa Caterina, un altro al mare?—Perchè?—Perchè all'Oropa, a Santa Caterina, al mare è andata la X.—Indaghiamo questa X.—Veste sempre all'inglese, ha il parasole-alpenstok, predilige la penna d'aquila nel cappellino.—Ed è ammalata?…—Di cuore!…

E qui uno scroscio di risa maliziose e contente.

TEA.

II

Da Alagna (1205 metri).

Ho passato l'imponentissimo Col d'Ollen (2909) ed eccomi alla tanto rinomata Alagna: un paesetto cacciato giù, nella Valle della Sesia, ai piedi delle Due Gemelle. Come sono cari questi châlets! Murati al piano terreno, che serve per stalla e cantina, s'alzano in legno di larice rosso, ricinti nei due o tre piani da ballatoi assai sporgenti, e finiscono con un grazioso cuspide, qualche volta frangiato. Ma bisogna vedere le finestrine, le panche, le balaustrate, le scalucce! Sembrano costrutte per i pittori o per gli innamorati.