In fondo al coro vi è una porticella che mette al cimitero: è un luogo raccolto, circondato da un muricciuolo che lega le une alle altre tante cappelle mortuarie, ad arco, uniformi, severe, segnate solo da qualche avanzo di pittura o di epigrafe: qui i nomi di Pagano e Martino Torriano, dei Novati, dei Piola, degli Archinti. Un'unica crocetta nel mezzo compendia tanti nomi, tante grandezze, tanto oblio, in tanta pace, Qui venne con onorevole scorta armata sepolta la Guglielmina, nel secolo XIII, la famosa fondatrice della setta dei Guglielmiti, la quale pretendeva d'essere papessa, e più: qui fu venerata con feste, lampade, devozioni: di qui fu dissepolta e trasportata a Milano sulla piazza della Vetra, per essere abbruciata e vituperata co' seguaci suoi. La storia vi è lunga, ma interessante per gli scrittori milanesi: qualche sera chiacchiereremo, perchè già adesso tu non hai tempo.

Che cosa t'ho descritto? Non so. E ti ho descritto, o credo? Non so, davvero. Queste mie righe sono impressioni, Tratti di penna, schizzi: se tu volessi linee rigide e contorni precisi, sai che ci sono guide, buone e grame, e fotografie. Dunque non gettarmi in un cantuccio, se non adopero squadra nè metro.

Però, se vuoi, eccoti le dimensioni. Incominciamo da serii:

Altezza della torre, piedi 57.

Altezza della piramide, piedi 34.

Lunghezza della chiesa…

Capisci! Sei tu che non mi ascolti! Dunque, zitto i zitto! zitto!

II.

Per ordinare le mie idee, bisogna che col pensiero io vada indietro tre o quattro anni: cinque per l'appunto! Ed ecco mi ricordo una passeggiata a Chiaravalle, una sosta, una colazioncina in un prato, e poi un'ascensione chiassosa, quindi una meditazione seria. Come fosse adesso! Voglio rammentarmi la torre della chiesa e il cimitero.

Prima di tutto, vi confesso ch'io ho un gusto matto per i campanili, tanto che in un certo paese ho fatto un abbonamento con un sagrestano, perchè mettesse a mia disposizione tutte le chiavi d'una chiesa. Quei bugigattoli, quelle scalucce di legno dagli incerti gradini, quel buio, quegli uscioli, per cui solitamente si deve passare per giungere alla torre, mi piacciono in modo strano; e poi quelle funi che pendono giù, o sfilacciate, o giù conducendo l'unto dagli ordigni dell'orologio!—E tic-toc-toc: dall'alto l'inesorabile tempo ci grava sul capo. Se poi stridono i falchi, o stormeggiano i passerotti, o un amico pauroso mi grida:—Manca un gradino… avanti lo stesso.