La gloria dell'appartamento incomincia dal santo alcova della vecchia testatrice e finisce col confessionale pagato dall'unico erede dei cinque feudi.

In questo regno, o rampichino, non è mai sonata una parola di gioia.

Eccolo il marchese Asdrubale!… Ebbe ventimila pertiche di terra grassa, questa villa, un palazzo ionico in Milano; creò cinque benefizii per cinque oratorii dei morti, sciolse dai livelli due monasteri, istituì varie messe pei poveri giustiziati a San Giovanni alle Case rotte; ebbe perfino trenta cani bracchi, segugi, mastini, da leva, da ferma, dodici amici senatori, una moglie infeconda e che gli visse accanto circa settantotto anni, sette mesi e qualche giorno. Eccolo il vecchio Feudatario di Filippo V, di Luigi I, ancora di Filippo V, e poi di Ferdinando VI, e poi di Carlo III! Largo! fate ala! rendetegli l'omaggio!… Viene dal tronino di Dio, e passa innanzi al suo trono di feudatario, alla spada d'argento del re Borbone, al pellicano impagliato, ai venti, ai quaranta, agli ottanta quadri d'antenati e di battaglie e di assedi…. Largo! fate ala! rendetegli l'omaggio!… Ma se non si muove alcuno per le sale!… E lui, da un capo all'altro del palazzo, procede vestito di nero e con quell'anello in dito…. Non c'è più nessun mascherone dei Tiepoleschi che, ghignando, racconti altre istorie, dopo quella della mamma, dell'abbadessa e del cardinale…. Il vecchio si fa innanzi, barcollando, viene, viene, passa dalla biblioteca, passa dal secondo alcova, passa dal primo alcova, viene, viene, cercando un primogenito anche lui.

Il marchese Asdrubale è morto grande di Spagna.

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Si è fatto sera. La vecchia e i tre figli sono tutti sepolti nello buca gentilizia della cappella, in quattro cofani di velluto nero, tutti e quattro distesi su quattro seggioloni disusati, sotto una pietra incisa coi cranii e le clessidre e gli svolazzi che annodano le tibie.

È la sera di Natale. La madre e i tre figli sono tutti seduti nel salone della festa al così detto pranzo di famiglia, sulle seggiole di seta rossa, chinati sulla trapunta tovaglia di Fiandra, sotto la luce di una gentile lumiera di Murano, e fra i calici arrubinati e le argenterie scintillanti.

È la notte di Gesù piccino. La vecchia guarda mestissima il marchese Asdrubale…. È l'ora delle gioie di Natale. E la badessa donna Maria Ines di Santa Radegonda racconta la sua amorosa gloria di mamma, quando le era nato quel bambino biondo, come quello del Signore. E il cardinale Don Apollonio di Santa Prisca racconta la sua tranquilla felicità di babbo, quando la sua gioconda, la sua bella, la sua fanciulla sorridente gli porgeva a baciare le due bimbe così rosee e ricciutelle, come le angioletto sulla capanna di Betlemme.

La vecchia tornava nella buca: e il marchese Asdrubale scagliava via l'anello.

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