E si intorbida sempre più la squallida alba del Natale.

Là, in fondo in fondo si accende un lumicino, una lucciola oleosa, un occhio giallo e sonnolento, e poi là, dall'alto dall'alto, si ode uno scricchiolìo: lo strido di un ceppo scheggiato, un rantolo pesante e brontolone.

Il curato si veste: e il sacrestano incomincia a pigliare la fune della campana….

* * *

O colombi, che con volo obliquo e soavissimo calate innanzi alle scalee delle misteriose ville rococò a bere dolcemente nei cavi della vecchia arenaria le piogge del dicembre infecondo: o passeri, che, stormeggiando bellicosi, vi affollate sui santi cornicioni delle chiese smattonate a beccare protervamente le lolle sospintevi dai venti: o rampichini muraiuoli, che col capo in giù vi aggrappate ai sagginali che tappano le finestruzze, arruffando lo spavaldo ciuffetto, per cacciarvi in una stalla piena di marmocchi, di contadine e di fole: o reatini, reatini minimi, che nei rosai brinati dei cimiteri sbattete l'ali rapidissime, quasi cercando i nonni ai radiconi del campo e ai cataletti del beccamorto, i nonni aggelati che, come voi sono i simboli del verno:—o miei amici, amici della mia casta infanzia e della mia trepida giovinezza, gentili poeti dei voli e dei susurri, poveri uccelli che avete sete, che avete fame, che avete freddo, che avete le nebbie nell'animuccia, venite alla mia finestra in quest'alba sì mesta, venite ai miei vasi di fiori, venite alla mia stanzetta.

Voi bevete le lagrime degli infelici? Voi beccate via le pule delle nostre speranze inaridite? E vi tenete caldi sui nostri cuori e dentro vi covate ancora le nuove illusioni della vita? E foracchiate ancora nelle case di chi ha amato, cercando sempre le agugliate di refe della massaia per i vostri nidi e le briciole dolci dei nostri bambini per i vostri zuccotti senza piume?

Povera finestra, sempre quella, da cui non entrano più le tranquille visioni dell'alba, e le placidezze amorose dei plenilunii: poveri fiori della mia vecchiaia, che vi siete disseccati sulle radicine delle più soavi viole del pensiero: povera stanzetta della mia morte, senza una culla, senza un ritratto di donna, senza un ricordo della mia giovinezza!

Venite voi, amici, che non ci abbandonate nei verni.

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E vi dirò.