31 marzo.—Alcune volte mi sento felice nel pensare alla morte, perchè mi dico:—L'anima mia è scritta in queste pagine e mia madre mi conoscerà.—Mia madre stenterà a capire la mia calligrafia, ed io sarò sotterra, senza aspettare la risurrezione.
2 aprile.—-Oggi per la prima volta, io, letterato, ho letto la poesia di Stecchetti.—Oh amo Te, mio ideale, mia Lidia! Ecco come le letture delle poesie stampate influiscono su di me!
3 aprile.—Anche i cattolici romani che leggono i discorsi alla Società Cattolica, dicendo che Dio è buono, abbracciano la femmina. Io credo in Te e per Te sono puro!
Li leggo i poeti, ora che ho rinunciato ad ogni studio d'arte, li leggo per curiosità Stecchetti e Carducci. Che mi importa? Nulla—voglio fare la carità.
6 aprile (sera).—Lo sento. Verrà quell'ora in cui io mi ucciderò. Ti scriverò?
11 aprile.—Aspetto sempre d'esser accettato alla Congregazione di Carità.—Alla sera mi trovo con molti giovani. Come sono stupidi nella sensualità! Ed io mi sento la poesia nel cuore!—Alcuni di quei giovani sono stimati giovani d'ingegno. Oh sono cinici e volgari!
Sulla Gazzetta di Venezia fra i decessi non trovo il suo nome. Dio Ti ringrazio. Ma che futuro mi prepari? Premiami di questa mia solitudine, di questi miei studj, delle mie speranze in Te!
13 aprile.—Giorno di Pasqua. Jeri a sera mi commossi dolcemente. Venendo a casa, come sempre ho pensato a Lidia! Nella mia camera da letto, sullo specchio vedo una busta…—Una lettera di Lidia, mi sono detto subito.—Era un regalo di mia madre: era una busta coll'augurio: La pace sia con te.
Oh sì la pace! Sai tu che pace abbisogni all'anima mia? Oh mamma, mi commosse la tua ingenua, bambinesca calligrafia! La pace! Non l'ho trovata nella febbrile fantasia dell'arte, nella stupida società elegante, nell'amore, negli studii pacati e solitarii… La troverò nel prestarmi a lavorare pei poveri?
E Tu, Lidia, non sei povera?