È squallido l'oblio.

27 dicembre.—Come sono scoraggiato! Stassera vado da Monsignor Arcivescovo. Sono invitato come uno dei patrocinatori pel ristauro di San Vincenzo in Prato. Che m'importa dell'archeologia? Una volta avevo tanto dolore, ma tanta era la mia speranza! Ora non ho più dolore, ma non ho più speranze! Apatia!

28 dicembre.—Gli altri che lavorano hanno un po' d'ambizione ed io mi sprofondo nel massimo sconforto! Eppure l'anima mia si sente nata per sprezzare ogni ambizione, ogni fumo, ogni finzione, e per esser modesto e tranquillo e felice con una donna!—Studiare? Studiare? No, no, no! s'accresce il mio sconforto sui libri!

Devo scrivere per Treves un articolo sulla Rocchetta del Castello.
Sento il peso che mi sono imposto.

Sono persuaso che i miei sono studii di archeologia seria ed utile? No: rubo dai libri. Sono persuaso che ci vuol grande fatica a studiare e che mi manca tutto? Sì e non ho più volontà di studiare. E perchè? perchè, mio Dio, ho la mente tanto torpida? Dicono ch'io scrivo con facilità: se sapessero il mio tormento!

«Oh blest be thine unbroken light!»

1.° gennaio 1881.—È finito un anno! Un altro incomincia!—Trepido aspettando il tuo biglietto, o Lidia.—Chi si ricorda di me? Vittoria pensa alla felicità delle sue nozze: tu dove sei? Come hai passato Natale? Ti ricordi che ho una famiglia? Che dovresti averne una anche tu?

Ho lavorato fino alle cinque e mezzo, si fa buio. Presto andrò d'abbasso pel pranzo. La portinaia mi darà il tuo biglietto?

2 gennaio.—Jeri, scendendo le scale, mi dissi:—E se mi mandasse col suo biglietto un altro che fosse di suo marito?—Stamattina ero quasi libero e gaio: a mezzo giorno, tornando quassù per lavorare, accendo la stufa. L'odore di pino bruciato mi rammenta Limbiate, e i fuochi dei poveri focolari in novembre, e il tormento dell'anima mia…. Non dimenticarmi che ho sofferto tanto! Non dimenticarmi! Verrà la primavera a darmi i languori e le poesie e i ricordi…. Ed io sarò solo nell'anima mia.—Non dimenticarmi!—Vorrei guardare il tuo ritratto, ma non oso!

(Sera).—Perchè mi hai dimenticato così? Non sai ch'io lavoro per te? Che m'importa dell'archeologia, della politica, dell'arte?