Ti me caxiæ sotta æ grinte, e se nu te rumpo quello brûtto muro lì, ciû tösto me fassu appende!

A Sestri, a Sestri!

A Sestri!

Sciü, sciâ munte con mì!

Sciü, sciâ munte con mì!

Con mì!

Con mì!

Questo è quello che si può scrivere. Le bestemmie genovesissime venivano giù come la tempesta maggenga nelle litanie dei santi: e i due furibondi si tenevano, come su un bastione, Balilla ritto sulla cassetta dell'omnibus, colla frusta alzata; l'altro con un piede sul predellino davanti e il sinistro sul mozzo della ruota pronto ad investire.

Grida e bestemmia, bestemmia e raglia, arrivarono i rinforzi: vennero fuori cioè dalle stalle e dalla barbierìa tanti garzonacci membruti, che alle litanìe risposero l'ora oro nobis ma con che indulgenza!

Pelandrun!—Pelandrun!—Galeotto!—Galeotto!