È voce d'uomo: non è grido di fiera, nè fragore d'acqua travolta, nè rotta, nè corsìa di vento.

Chi può essere?… Oh vedi, un pellegrino!

O pellegrino della notte nera, ove t'inerpichi? Quegli cammina, cammina. O pellegrino che cammini, perchè t'inerpichi e dove? Forre, di qua, spaccate boscaglie di là, sentieri taglienti, tempo da lupi, ora da spiriti: ritorna alla valle. O pellegrino che non ritorni alla valle, dimmi chi sei?

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Cammina e cammina. Il pellegrino è arrivato ad una capanna, su, nell'opaca foresta.

La finestretta quadra gli sbatte addosso un po' di luce e lo mostra qual'è, un alpigiano inferraiolato: la portella si apre sollecitamente: ma oh! questa che spinge la robusta tavola di quercia non è mano di montanara!… Qua nella stanzuccia di legno ecco appese le scuri del boscaiuolo, qua due giacigli, una culla di poverissime lane e nella culla un bambolino, qua entro quattro lastre di pietra ecco un focolare vampeggiante.

L'uomo e la donna sfogano nei cupidissimi baci e negli abbracci potenti la desolazione delle lunghe ore già deserte.

—Lodato Pio e i santi! O Silverio!

—Sono qui, o Maria!

—Tu non venivi mai!