E, in un'Ode a Bonaparte, due anni fa:

Le peuple souverain qu'un Héros sent défendre
N'obéira qu'aux Lois;
Et l'heureux Bonaparte est trop grand pour descendre
Jusqu'au trône des Rois.

In un'Ode per la famosa notte del 10 agosto,—attento bene:

O Nuit, dont le voile imposteur
Servit un roi conspirateur,
Je te dénonce à la mémoire!
ors de ta lâche obscurité,
Parais dans ton affreuse gloire,
Subis ton immortalité!

Se questi non sono versi, quelli d'Orazio e di Pindaro sono
cavoli!—E parlando di Dio in un poema;

Au-delà du soleil, au-delà de l'espace,
Il n'est rien qu'il ne voie, il n'est rien qu'il n'embrasse,
Et la création respire dans son sein.

[8] Una lettera del maggio 1806 diretta in poscritto dalla Giulia
Beccaria al Pagani lo pregava di visitare in Milano la tomba
dell'Imbonati: "Un vostro puro vale (scriveva essa), sarà
aggradito da Lui, sarà accetto dal mio povero cuore."

[9] L'Autore della Biografia del Manzoni che si legge ora nel_
Supplemento all'Enciclopedia popolare_ del Pomba, preferisce
invece far credere che il Manzoni abbia scritto il Carme per
l'Imbonati, per riconoscenza della pingue eredità ricevuta!

[10] "Il Manzoni (scrive lo Stoppani) si ricordava fin negli ultimi suoi anni della buona zia, la quale gli aveva lasciato delle impressioni vivissime, che egli ricordava agli amici, come fossero ancora quei giorni. Ritornata ai patrii lari, l'ex-monaca si era assunta lei una parte dell'educazione di Lisandrino, a cui aveva preso a volere un gran bene, e questa parte era di farne un giovinotto… se vi par troppo il dire galante, diremo brillante, chè non daremo così occasione di pensar male a nessuno. Non pare che per una coltivazione di questo genere il terreno fosse così facile, come avrebbe desiderato la coltivatrice. Anche il Manzoni dovette subire il supplizio inevitabile delle lezioni di musica e di danza…. Non vi cadesse mai in mente che l'ex-monaca fosse una donna meno che ammodo, anzi meno che pia; ella non mancava mai di condur seco Lisandrino alla benedizione nella chiesa detta alla Pace. Vuol dire che lungo la via c'era tempo di discorrere d'altre cose.—Vede lei,—diceva un giorno il Manzoni, in uno degli ultimi anni della sua vita, ad un amico, mentre passavano per la Via di Santa Prassede,—vede lei quella finestra? Un giorno ero là colla zia che m'insegnava il viver del mondo. D'un tratto eccoci alle spalle lo zio monsignore; e la zia svelta a regalargli, come si dice, una buona cavatina, cambiando discorso con tale disinvoltura, da fare invidia al comico più provetto.—Dove mai aveva la zia appreso una tattica così sorprendente? Ma!… La cosa aveva fatto un gran senso al giovinetto, e gli avrà dato certamente da pensare. Talvolta certamente nella conversazione il discorso cadeva sulla soppressione, con tutti quei pro e contro che udiamo anche noi a' nostri giorni. La zia a questo proposito non si lasciava mai cogliere nelle spire di un ragionamento qualsiasi. Con quel suo fare spigliato e disinvolto saltava a piè pari alla conclusione.—Io per me—diceva—sono del parere di Giuseppe II. Aria: Aria!—soggiungeva, trinciando nell'aria di gran cerchi colla mano destra, quasi avesse voluto farsi largo, e sgombrarsi dattorno quel non so che, da cui aveva impedito per tant'anni il respiro."

[11] Questa pareva una preoccupazione forte nel Manzoni: noi abbiamo veduto nelle lettere che scrive intorno all'Arese moribondo com'egli si sdegni contro il sacerdote che viene a crescere il terrore della morte; è noto poi come l'estrema agonia del Manzoni sia stata dolorosa, pel terrore che lo invase nell'ultimo momento.