Il popolo capisce questa specie di tenerezza; ma essa non avrebbe mai aggiunto di suo i tre versi rettorici che seguono, i quali descrivono le tempeste:

Use su l'empia terra,
Come cavalli in guerra,
Correr dinanzi a te;

oltre che al nostro popolo l'idea che la terra sia empia non può entrare. Il popolo intenderà i due primi versi della strofa che segue:

Dormi, o Celeste, i popoli
Chi nato sia non sanno;

e non più i seguenti:

Ma il dì verrà che nobile
Retaggio tuo saranno;
Che in quell'umil riposo,
Che nella polve ascoso
Conosceranno il Re.

Per il popolo il Bambino nasce ogni anno. Il Manzoni si riporta col suo pensiero all'anno storico della nascita del Redentore, per profetare che un giorno il Bambino sarà adorato "in quell'umil riposo" come il Re. Ma il popolo che canta il Bambino che nasce, e però la poesia del Natale, non si cura di quello che ne penseranno i posteri; il Bambino è nato a posta per esso, esso lo canta, lo adora, come suo proprio Dio, che crescerà per lui, che per lui farà miracoli e si lascerà un giorno ammazzare. Il Manzoni volle, nel suo Inno, abbracciare il passato e l'avvenire, cantare ad un tempo come un antico cristiano, e come un cattolico del secolo XIX, quasi da Dio mandato a spiegare con la poesia i misteri del Cristianesimo. Egli compose parecchi bei versi, espresse alcuni alti e nobili concetti; come poeta, sostenne e forse accrebbe la propria fama, ma, sebbene gl'Inni Sacri si leggano, si spieghino e si raccomandino nelle scuole e nei seminarii d'Italia, nessuno è riuscito fin qui a farli imparare a memoria e cantare dal nostro popolo. Il Manzoni credette talora con immagini popolari render più chiari i suoi concetti morali; ma l'immagine, senza dubbio, chiarissima ed in Manzoni quasi sempre pittoresca, per la sua troppa luce abbaglia, e c'impedisce di veder bene quello che è destinata ad illuminare. Nella Passione ci si descrive, per esempio, l'altare della chiesa parato a bruno:

Qual di donna che piange il marito.

Ecco l'immagine di una realtà ben viva; ma bisogna andare a pensare che la Chiesa ha chiamato sè stessa la Sposa di Cristo, per intenderne il motivo; onde, per capire l'immagine bisogna presupporre nel popolo una nozione che gli manca. Nella Risurrezione, per dirci che Cristo non durò alcuna fatica a rovesciare il marmo del suo sepolcro, il Manzoni ricorre ad una similitudine, per la quale il Redentore ci appare in figura di uno di que' poderosi Giganti della leggenda popolare indoeuropea, che senza alcuna fatica operano prodigiosi tours de force; e la lenta cura che pone il Poeta nel rappresentarci la similitudine, diminuisce l'efficacia dell'atto taumaturgico attribuito al Cristo:

Come, a mezzo del cammino,
Riposato, alla foresta,
Si risente il pellegrino
E si scote dalla testa
Una foglia inaridita,
Che dal ramo dipartita
Lenta lenta vi ristè;
Tale il marmo inoperoso,
Che premea l'arca scavata,
Gittò via quel Vigoroso,
Quando l'anima tornata
Dalla squallida vallea
Al Divino che tacea:
Sorgi, disse, io son con te.