Dies, [187].

Diespiter, [187].

Div, storia di questa radice, [22], [23] (alla pag. 23, riscontro col vedico div «brillare,» il russo divitj «meravigliarsi;» l'illustre cattedratico dell'Università di Mosca, Teodoro Busslaieff, storico della lingua russa, al quale, nel suo recente passaggio per Firenze, diedi a leggere sulle stampe la pag. 23, non solo si degnò d'approvare, con l'autorità che gli compete, il mio raffronto, ma soggiunse che divitj ha ancora in russo il significato di guardare nell'espressione nie diví na nievó, che equivale a nie smatrì na nievó, ossia: non guardarlo, non occuparti di lui, e quello di guardare con lusinga, dicendosi delle fanciulle che incominciano a fare all'amore. Questo senso che la radice div ha di brillare in sanscrito, e di meravigliare, guardare con lusinga, ed anche, semplicemente, guardare, in russo, mi fa supporre l'identità originaria delle radici div e vid composte con gli stessi elementi e di analogo significato), [138].

Divaspati, [37], [43], [52], [79], [187], [188], [189], [195], [293], [294], [295], [311].

Divodâsa, [132], [138].

Donne e il vento, [143], [144]; donne fatidiche, [168]; donne liberate, [176], [202], [203]; demoniache, [181], [252].

Draupadî, [158].

Duellum, [156].

Dupuis citato, [73].

Durgâ, [156].