E fu allora, nella dubia luce dell'alba, ch'io mi riscossi, e riconobbi la testa di Giuseppe che pendeva sulla spalliera della mia seggiola,—e intesi dalla sua bocca l'orribile frase.
Io avrei ben voluto dissolvermi.
E dovetti, sanguinando, attaccarmi al braccio di Giuseppe, e accorrere, e assistere all'agonia. Ascoltare una voce che nulla più aveva di umano, guardar la bocca nera, spalancata, gli occhi appannati, stravolti, da cui fuggiva l'ultima luce; e prendere tra le mie l'esile mano disfatta,—e sentirla fredda, nelle mie, come una pietra.
Finchè la Morte, l'atra Morte esecrata entrò, con un corteo di brividi.
Io la guardai, pieno di orrore e di pianto, mentre tutte le rose falciate le cadevano a' piedi.
Poi guardai, pieno di odio, la Vita.
Oh con che senso di velenoso disgusto sul mattino intesi il canto improvviso d'un gallo rompente nella chiara serenità come un inno alla luce, e alcune voci umane che si ripercotevan da un poggio all'altro, in grembo all'aria sonora, come festevoli saluti!
Più tardi anche i passeri sul tetto, allegri, garrirono, in coro.
E sopra Porto Maurizio e sopra i monti si posò, come una carezza che ardesse di passione, il sole.
E l'azzurro arrise, chino su quelle vette.