Ma era anche più orribile pensare ch'egli avea potuto disprezzar tutto ciò; e staccarsene, volontariamente; e per sempre!

Da quale cupo vertiginoso abisso aveva egli attinto la disperata forza dell'abbandono e della rinunzia?

Ogni parola, una goccia di sangue.

Levavo gli occhi alla finestra dello studio, chiusa; e inorridivo.

Pensavo a quel racconto, all'urna che custodiva forse il sanguinoso segreto: e fremevo di febbre e di spavento.

Due giorni, due lunghi giorni, sostenni l'intima inaudita battaglia.

Il terzo giorno feci da Giuseppe aprire quell'uscio e schiudere un po' la finestra perchè almeno un raggio di sole consolasse la penombra.

Feci mettere sulla scrivania un mazzo di rose.

E salii, come salissi a una tomba.

LA ROVINA