— Sì, per amor mio, » disse la fanciulla con voce tremante; « non posso lasciarvi in questo stato.
— Ebbene, non mi lasciate, » rispose Valancourt; « perchè lasciarci, o almeno lasciarci prima dell'albeggiare del dì?
— È impossibile, » soggiunse Emilia; « voi mi straziate il cuore; ma non acconsentirò mai a questa proposta imprudente e precipitata.
— Se potessimo disporre del tempo, Emilia cara, essa non sarebbe tanto precipitata. Bisogna sottoporci alle circostanze.
— Sì, certo, bisogna sottomettervici. Io vi ho già aperto il cuore: or mi sento spossata.
— Perdonate, Emilia; pensate al disordine del mio spirito in questo momento in cui sto per lasciare tutto ciò che ho di più caro al mondo. Quando sarete partita, mi ricorderò con rimorso di tutto quanto vi feci soffrire; allora desidererò invano di vedervi, non foss'altro per un istante solo, per lenire il vostro dolore. »
Le lagrime lo interruppero; Emilia pianse con lui.
« Mi mostrerò più degno del vostro amore, » disse Valancourt alfine; « non prolungherò questi crudeli istanti, Emilia mia, unico mio bene, non dimenticatemi mai: Dio sa quando ci rivedremo. V'affido alla Provvidenza. O Dio, Dio mio, proteggetela, beneditela! »
Si strinse la di lei mano al cuore: Emilia gli cadde quasi esanime sul seno. Non piangevan più, non si parlavano. Valancourt, allora repressa la sua disperazione, tentò di consolarla e rincorarla. Ma essa parea incapace di comprenderlo, ed un sospiro che esalava per intervalli provava solo che non era svenuta.
Ei la sorreggeva camminando a lenti passi verso il castello, piangendo e parlandole sempre. Ella rispondea sol co' sospiri. Giunti alfine a capo del viale, parve rianimarsi, e guardandosi intorno: