A misura che i viaggiatori calavano, vedevano l'inverno cedere il posto alla primavera, ed il cielo cominciava a prendere quella bella serenità che appartiene soltanto al clima d'Italia. Il fiume Dora, che scaturisce dalle sommità del Cenisio, e si precipita di cascata in cascata attraverso i profondi burroni, si rallentava, senza cessare di esser pittoresco, nell'avvicinarsi alle valli del Piemonte. I viaggiatori vi discesero avanti il tramonto del sole, ed Emilia ritrovò ancor una volta la placida beltà d'una scena pastorale: vedeva armenti, colline verdeggianti di selve, e graziosi arboscelli quai ne avea visti sulle Alpi stesse: i prati erano smaltati di fiori primaverili, ranuncole e viole che non tramandano in verun altro paese un odore così soave. Emilia avrebbe voluto divenire una contadina piemontese, abitare quelle ridenti capanne ombreggiate alle rupi, avrebbe voluto menare una vita tranquilla in mezzo a quegli ameni paesaggi, pensando con ispavento alle ore, ai mesi intieri che avrebbe dovuto passare sotto il dominio di Montoni.
Il sito attuale le raffigurava spesso l'immagine di Valancourt; essa lo vedeva sulla punta d'uno scoglio osservando con estasi la stupenda natura che lo circondava; lo vedeva errare nella valle, soffermarsi spesso per ammirare quella scena interessante, e nel fuoco d'un entusiasmo poetico slanciarsi su qualche masso. Ma quando pensava in seguito al tempo e alla distanza che dovevano separarli, quando pensava che ciascuno de' suoi passi aumentava questa distanza, il cuore le si straziava, ed il paese perdeva ogni incanto.
Dopo aver attraversata la Novalese, essi giunsero verso sera all'antica e piccola città di Susa, che aveva altre volte chiuso il passaggio delle Alpi nel Piemonte. Dopo l'invenzione dell'artiglieria, le alture che la dominano ne hanno rese inutili le fortificazioni; ma, al chiaro della luna, quelle alture pittoresche, la città sottoposta, le sue mura, le sue torri ed i lumi che ne illuminavano porzione, formavano per Emilia un quadro interessantissimo. Passarono la notte in un albergo che offriva poche risorse; ma l'appetito dei viaggiatori dava un sapore delizioso alle pietanze più grossolane, e la stanchezza assicurava il loro sonno. In cotesto luogo, Emilia intese il primo pezzo di musica italiana su territorio italiano. Seduta dopo cena vicino ad una finestrella aperta, ella osservava l'effetto del chiaro di luna sulle vette irregolari delle montagne. Si rammentò che in una notte consimile aveva riposato su d'una roccia de' Pirenei col padre e Valancourt. Intese sotto di lei i suoni armoniosi d'un violino; l'espressione di quell'istrumento, in perfetta armonia coi teneri sentimenti nei quali era immersa, la sorpresero e l'incantarono a un tempo. Cavignì, il quale si avvicinò alla finestra, sorrise della sua sorpresa.
« Eh! eh! » le diss'egli; « voi ascolterete la medesima cosa, forse in tutti gli alberghi: dev'essere un figlio del locandiere quello che suona così, non ne dubito. »
Emilia sempre attenta, credeva udire un artista: un canto melodioso e querulo la piombò a grado a grado nella meditazione; i motteggi di Cavignì ne la trassero sgradevolmente. Nel tempo istesso Montoni ordinò di preparare gli equipaggi di buon'ora, perchè voleva pranzare a Torino.
La signora Montoni godeva di trovarsi alfine in una strada piana: raccontò lungamente tutti i timori provati, obliando senza dubbio che ne faceva la descrizione ai compagni dei suoi pericoli; ed aggiunse che sperava presto perder di vista quelle orribili montagne. « Per tutto l'oro del mondo, » diss'ella, « non farei un'altra volta l'istesso viaggio. » Si lamentò di stanchezza, e si ritirò di buon'ora. Emilia fece altrettanto, ed intese da Annetta, la cameriera di sua zia, che Cavignì non erasi ingannato a proposito del suonatore di violino. Era colui il figlio di un contadino abitante nella valle vicina, che andava a passare il carnevale a Venezia, e ch'era creduto molto amabile. « Quanto a me, » disse Annetta, « preferirei vivere in queste boscaglie, e su queste belle colline, che andare in una città. Si dice che noi non vedremo più nè boschi, nè montagne, nè prati, e che Venezia è fabbricata in mezzo al mare. »
Emilia convenne con Annetta, che quel giovane perdeva molto nel cambio, poichè lasciava l'innocenza e la bellezza campestre, per la voluttà di una città corrotta.
Quando fu sola, non potè dormire. L'incontro di Valancourt, e le circostanze della loro separazione, non cessarono di occupare il suo spirito, ritracciandole il quadro di un'unione fortunata in seno della natura, e della felicità dalla quale temeva d'essere lontana per sempre.