L'eloquenza sentimentale del giovane le fece alfine comprendere l'indegnità della sua condotta; essa conobbe la vergogna, ma non il rimorso. S'indispettì che Valancourt l'avesse ridotta a quella penosa situazione, ed il suo odio crebbe colla coscienza dei propri torti. L'antipatia ch'egli le ispirava era tanto più forte, in quanto che, senza accusarla, la costringeva a convincersi da sè stessa. Non le lasciava una scusa per la violenza del risentimento col quale lo considerava. Alla perfine, la sua collera divenne così violenta, che Valancourt si decise di uscire al momento, affine di non perdere la propria stima in una risposta poco misurata, e si convinse appieno che non doveva sperare nè pietà, nè giustizia da una persona che sentiva il peso delle male opere, e non l'umiltà del pentimento.
Si era formata l'istessa idea di Montoni, essendo chiaro che il piano della separazione veniva direttamente da lui. Non era probabile ch'egli abbandonasse il suo disegno per preghiere o ragioni che doveva aver prevedute, e contro le quali era preparato. Intanto, fedele alle promesse fatte ad Emilia, più occupato del suo amore, che geloso della propria dignità, Valancourt si guardò bene dall'irritar Montoni senza necessità. Gli scrisse, non per domandargli un abboccamento, ma per sollecitare il suo favore, e ne attese la risposta con qualche tranquillità.
CAPITOLO XIII
La signora Clairval si teneva in disparte da tutto quell'intrigo: quando aveva acconsentito al matrimonio di Valancourt, era nella credenza che Emilia avrebbe ereditato dalla zia. Allorchè il matrimonio di quest'ultima l'ebbe disingannata su tal proposito, la coscienza le impedì di rompere un'unione quasi formata; ma la sua benevolenza non andava al punto da spingerla a fare un passo che avesse a deciderla intieramente. Si felicitava che Valancourt fosse sciolto da un impegno ch'essa credeva tanto al disotto di lui per le sostanze, quanto Montoni giudicava umiliante tal parentado per la bellezza di Emilia. La Clairval poteva stimarsi offesa, che un individuo della sua famiglia fosse stato così congedato; ma non si degnò di esprimerne il suo risentimento in altro modo che col silenzio.
Montoni, nella sua risposta, assicurò Valancourt che un abboccamento, non potendo nè cambiare la risoluzione dell'uno, nè vincere i desiderii dell'altro, non finirebbe che in un diverbio affatto inutile, e che per ciò credeva bene di non accordarglielo.
La moderazione tanto raccomandatagli da Emilia, e le promesse fattele, poterono sole trattenere l'impetuosità di Valancourt, che voleva correre da Montoni a domandar con fermezza quanto veniva ricusato alle sue preghiere. Si limitò dunque a rinnovare le sue istanze, e le appoggiò con tutte le ragioni che poteva somministrare la sua posizione. Passarono alcuni giorni in domande da una parte, e nell'inflessibilità dall'altra. Fosse per timore, o per vergogna, o per l'odio che risultava da questi due sentimenti, Montoni evitava accuratamente colui che aveva tanto offeso; non era nè intenerito dal dolore espresso nelle lettere di Valancourt, nè colpito dal pentimento per le solide ragioni in esse contenute. In fine, le lettere dell'infelice giovine furono respinte senza essere aperte. Nella sua prima disperazione, obliò tutte le promesse eccettuata quella di evitare la violenza, e corse al castello, risoluto di veder Montoni, e porre tutto in opra per riuscirvi. L'Italiano fece dire che non era in casa, ed allorchè Valancourt chiese di parlare alla signora o ad Emilia, gli fu negato positivamente l'ingresso. Non volendo impegnarsi in alterchi coi servitori, partì e tornò a casa in uno stato di frenesia: scrisse l'accaduto a Emilia, esprimendole senza riserva le angosce dell'anima; e la scongiurò, giacchè restava solo questo ripiego, di accordargli un abboccamento segreto.
Appena quella lettera fu spedita, la sua alterazione si calmò: conobbe il fallo commesso, aumentando le pene di Emilia colla descrizione troppo sincera de' suoi guai. Avrebbe dato la metà del mondo per ricuperare quella lettera imprudente. Emilia però fu preservata dal dolore che avrebbe provato ricevendola. La signora Montoni aveva ordinato che le fossero portate tutte le lettere dirette alla nipote: la lesse, e montata sulle furie per la maniera con la quale Valancourt vi trattava Montoni, la bruciò.
Montoni, intanto, sempre più impaziente di lasciar la Francia, sollecitava i preparativi della partenza, e terminava in fretta ciò che gli restava da fare. Osservò il più profondo silenzio sulle lettere nelle quali Valancourt, disperando d'ottener di più, e moderando la passione che avealo fatto trascendere, sollecitava il permesso soltanto di dire addio ad Emilia. Ma quando il giovane intese che sarebbe partita fra pochi giorni, e ch'era stato deciso che non la rivedrebbe più, perdè ogni prudenza, e in una seconda lettera le propose un matrimonio segreto. Questa lettera andò come l'altra nelle mani della signora Montoni, e venne la vigilia della partenza senza che Valancourt avesse ricevuto una sola riga di consolazione, o la menoma speranza di un ultimo abboccamento.
Intanto Emilia era inabissata nello stupore prodotto da tante disgrazie inaspettate ed irrimediabili. Essa amava Valancourt col più tenero affetto; erasi abituata da lunga pezza a considerarlo come l'amico ed il compagno di tutta la vita; non avea un pensiero di felicità al quale non fosse unita la sua idea. Qual doveva esser dunque il suo dolore al momento di una separazione così inaspettata, e forse eterna, e ad una distanza tale, dove le nuove della loro esistenza potrebbero appena giugnere, e tutto questo per obbedire ai voleri di uno straniero, a quelli d'una persona che provocava non ha guari ancora il loro matrimonio? Invano procurava essa di vincere il suo dolore, e rassegnarsi ad una sciagura inevitabile. Il silenzio di Valancourt l'affliggeva ancor più, perchè non sapeva attribuirlo al suo vero motivo; ma quando, alla vigilia di lasciar Tolosa, seppe che non erale permesso di salutarlo, il dolore l'oppresse maggiormente, e non potè trattenersi dal domandare alla zia se le fosse stata positivamente negata questa consolazione, ciò che le fu barbaramente confermato.