Dorotea scosse la testa. Emilia l'osservava, e sentivasi penetrata da vivo interesse. « Se ciò non vi affligge, » disse Bianca, « fateci la grazia di raccontare qualcosa della marchesa.

— Signora, » rispose Dorotea, « se voi ne sapeste quanto me, le trovereste troppo penose, e ve ne pentireste. Vorrei cancellarne l'idea sulla mia memoria, ma è impossibile... Io vedo sempre la mia cara padrona al suo letto di morte, vedo i suoi sguardi e mi rammento i suoi discorsi. Dio! che scena terribile!

— Che le accade dunque di sì terribile?

— Ah! la morte non è dunque abbastanza terribile? »

La vecchia non rispose ad alcuna delle interrogazioni di Bianca. Emilia, osservando che le spuntavano le lacrime, cessò d'importunarla, e procurò di attirare l'attenzione della sua giovine amica su qualche punto del giardino. Il conte, la contessa e Dupont vi stavano passeggiando, ed esse li raggiunsero.

Quando il conte vide Emilia, le andò incontro, e la presentò alla contessa in un modo così gentile, che le rammentò l'affabilità del proprio genitore.

Prima di aver finito i suoi ringraziamenti per l'ospitalità ricevuta, ed espresso il desiderio di recarsi tosto al convento, fu interrotta da un invito pressantissimo di prolungare il di lei soggiorno nel castello. Il conte e la contessa ne la pregarono con tanta sincerità, che malgrado il desiderio che aveva di rivedere le amiche del monastero, e sospirare nuovamente sulla tomba dell'amato padre, acconsentì di restare per qualche giorno. Scrisse intanto alla badessa per informarla del suo arrivo, e pregarla di riceverla nel convento come educanda. Scrisse parimente a Quesnel ed a Valancourt, e siccome non sapeva ove indirizzare precisamente quest'ultima lettera, la diresse in Guascogna al fratello del cavaliere.

Verso sera, Bianca e Dupont accompagnarono Emilia alla casa di Voisin; nell'avvicinarsene, provò una specie di piacere misto ad amarezza. Il tempo aveva calmato il suo dolore, ma la perdita fatta non poteva cessare di esserle sensibile; si abbandonò con dolce tristezza alle memorie che le rammentava quel luogo. Voisin viveva ancora, e sembrava godere, come in passato, della placida sera di una vita senza rimorso. Era seduto innanzi alla porta della sua casa, compiacendosi della vista dei nipotini, che scherzavano intorno a lui, e di cui ora il suo riso, ora le sue parole eccitavano l'emulazione. Riconobbe subito Emilia, e mostrò gran gioia nel rivederla, annunciandole che, dopo la sua partenza, la di lui famiglia non aveva sofferto affanni o perdite funeste.

Emilia non ebbe coraggio di entrare nella camera ov'era morto Sant'Aubert, e dopo un'ora di conversazione, tornò al castello.

Nei primi giorni che soggiornò a Blangy, osservò con pena la malinconia profonda, che assorbiva troppo spesso Dupont. Emilia compiangeva l'acciecamento che lo tratteneva vicino a lei, e risolse di ritirarsi al convento appena potesse farlo. L'abbattimento dell'amico non tardò ad inquietare il conte, e Dupont gli confidò finalmente il segreto del suo amore senza speranza. Villefort si limitò a compiangerlo, ma decise fra sè di non trascurare veruna occasione per favorirlo. Allorchè conobbe la pericolosa situazione di Dupont, si oppose debolmente al desiderio da lui esternato di partire da Blangy l'indomani; gli fece però promettere di venire a passarvi qualche tempo, quando il suo cuore fosse stato più tranquillo. Emilia, che pur non potendo incoraggiare il suo amore, ne stimava le buone qualità, ed era gratissima ai di lui servigi, provò grand'emozione quando lo vide partire per la Guascogna. Si separò da lei con tal espressione di dolore, che il conte s'interessò vie più per l'amico.