Lucia si sentì vacillare; le girava la testa; nel cervello sentiva un ronzio doloroso; non scerneva più le persone; più non si raccapezzava.
Qualcuno le offerse il braccio, la strascinò via, le fece sorseggiare del cognac.
Sentì salire un groppo a la gola e scoppiò in pianto.
«Coraggio!—le sussurrò presso una voce commossa e carezzevole.—Iddio ha voluto così; non si può andar contro a' suoi voleri!
Chi le parlava?… chi era con lei e la guidava a casa attraversando il cortile?
Levò gli occhi su 'l volto pallido del suo compagno; l'ingegnere Del Pozzo.
Ah! egli non l'aveva lasciato il povero fanciullo che s'era fatto male a la fabbrica!… Non era fuggito dal povero moribondo!… Non era andato a distrarsi dopo la giornata di lavoro!… Non aveva avuto riguardi per la propria sensibilità!…
Avevano attraversato il cortile; erano entrati in giardino. Ai piedi della scalea, che dava su la porta d'entrata del villino, Lucia si arrestò; porse tutte due le mani a l'ingegnere e gli disse in un soffio: «Grazie!»
«Coraggio!—le ripetè lui, stringendole le mani.
Che espressione soave, che espressione pietosa avevano in quel momento, quegli occhi chiari!.. Oh sì sì!.. essi dovevano possedere un fascino; ma era un fascino buono, che comanda carità, che chiede il bene!