Il suo papà non l'aveva lasciata un momento durante tutta la festa. Come mai ella non aveva indovinato nulla?… Ora li rivedeva insieme, ballare le quadriglie, recare confusione nella grande chaine nei movimenti a gauche e a droite.
Li rivedeva passeggiare per le sale fra un ballo e l'altro, andare insieme al buffet, sedere sempre vicini.
«Che stupida sono stata a non accorgermi di nulla!—disse a mezza voce.
E al cane, che guaì al suono di quelle parole, soggiunse, non smettendo di accarezzarlo: «Non è vero, Wise, che sono stata una stupida?
Il cane gemette fregando il muso contro le sue ginocchia: «No, non stupida!—pareva volesse dire—ma troppo ingenua, troppo fidente, troppo…. occupata d'altro!
Occupata d'altro!… Anche dall'anima sua sorgeva questa voce come un'accusa. In fatti, la notte del ballo, ell'era stata occupata ben d'altro che di suo padre!… Si sentì arrossire; un'onda di sconforto le sconvolse il cuore.
Pensò con un sentimento di biasimo a Lena che l'aveva lasciata proprio quando ella avrebbe avuto tanto bisogno d'averla vicina; alzò gli occhi al ritratto della mamma, che pendeva dalla parete. Oh se ci fosse stata la sua mamma!… Ella le avrebbe letto in cuore; con la simpatia dell'affetto vero e profondo, l'avrebbe aiutata a veder chiaro nei propri sentimenti, l'avrebbe almeno confortata.
In vece non aveva nessuno; nessuno che si occupasse seriamente, amorosamente di lei. Si sentiva sola in mezzo al lusso di quella casa che era la sua; le mancavano d'intorno l'affetto, la confidenza.
Dopo la mamma, nessuno l'aveva amata con la tenerezza che rende capaci di qualche sacrificio. Lena l'aveva abbandonata piuttosto di infliggere un'immaginaria offesa al suo orgoglio. In quanto al suo papà, sarebbe stato una pazzia crederlo capace di sacrificare la passione per quella signora, a l'unica figlia che più non aveva che lui!
«Wise! povero Wise! tu solo mi vuoi bene davvero!—sospirò, chinandosi su la testa del cane, che finì per posarle in grembo anche le zampe anteriori.