Sopra il foglio erano scritte appena queste poche righe.

Invece di continuare la lettera, Lucia, sempre con la penna sospesa, guardava fuori.

Si sentivano i passi pesanti degli operai su l'acciottolato, le loro voci, qualche risata di fanciullo, l'abbaiare del cane, forse aizzato.

Tutto ad un tratto, a l'abbaiare successe il guaito pietoso del cane, che riconosce un amico e implora la solita carezza.

Lucia scattò da sedere e si fece a la finestra in tempo, per vedere uno dei giovani ingegneri della fabbrica, passare la mano attraverso le stecche del cancello e posarla su la testa di Wise, che scodinzolava festoso.

Alzando gli occhi, il giovine vide la signorina, si toccò il cappello ritirando la mano dall'inferriata e si incamminò in coda agli operai.

Lucia lo stette a vedere mentre egli si allontanava a passo svelto, diritto su l'alta, elegante persona.

Quando svoltò, ella tornò a la scrivania, riprese la penna e si diede a scrivere in fretta, con foga un po' convulsa.

…. «L'orgoglio, mia cara, per quanto ci sia chi lo porta a' sette cieli, e ne faccia quasi una virtù, per me è una passionaccia volgare, che scaturisce, ingrossata da altre passioncelle minori, da una sorgente tutt'altro che nobile; dall'egoismo. No, no, non mi fare gli occhiacci e nè pure non sorridere con compatimento. L'orgoglio, io sento, che è come l'ho definito; e non può essere altrimenti, poi che la definizione me l'ha fatta fare l'esperienza, che è quella maestra infallibile che tutti sanno. Sicuro; chi è orgoglioso è egoista. Perchè…. perchè, per esempio, rende uno capace di sacrificare l'affetto, l'amicizia, per fino la pace d'una persona, al dubbio immaginario di non essere utile, di non compensare chi è felice di averlo con sè; che anzi gliene è riconoscente come d'un favore.

E questa è una frecciata che se la pigli chi se la merita. Vorrei lanciarne un'altra agli orgogliosi che ci tengono tanto al loro io coronato d'uno stemma di conte, che credono, per fermo, di recare un'offesa a sè stessi abbassando gli occhi fino a chi arriva fresco fresco dal volgo, sia costui coperto di diamanti e lui in abito sdruscito. La mia freccia in questo caso, dovrebbe essere ancora più acuta e pungente dell'altra, perchè questo genere d'orgoglio è peggiore e meno perdonabile del primo, che è però quello che mi fa soffrire, mentre dell'altro, non mi curo punto.