Un urlo di terrore e di ribrezzo insieme le sfuggì dal petto. Si divincolò con una stratta violenta e nel parossismo si lasciò andare nel vuoto.

All'urlo era accorso Bortolo; erano venuti nuotando vari bagnanti.

Dopo un istante la fanciulla precipitata in mare, riapparve, agitò una mano; sarebbe ripiombata a fondo se un nuotatore non l'avesse prontamente sostenuta e tratta a riva.

Bortolo e Adele se la presero fra le braccia, la portarono in casa di peso, come morta.

Lo Svarzi stesso recò la notizia allo stabilimento. Egli l'aveva veduta precipitare; non era stato in tempo di impedire la caduta.

La volgare menzogna lo salvava da rimproveri e disprezzo, lo rendeva interessante con i particolari del fatto.

La signora Marri e le figliuole corsero alla casetta; si informarono. Bortolo era stato per il medico. Nella camera della malata non erano che questi e Adele. Nessuno doveva entrare; era indispensabile la quiete.

Quel giorno a la spiaggia dello stabilimento, si fece un gran parlare di Lucia, di suo padre, della signora Rabbi, della passione dello industriale per lei, delle sue pazzie, della ruina.

L'invidia, covata a lungo, si disfogava in esagerazioni, in maldicenze. Non si risparmiava nè pure la fanciulla innocente, la vittima, che adesso là nel suo lettuccio, giaceva nell'incoscienza della febbre.

Lo Svarzi era sparito subito dopo il racconto del fatto. Forse una punta di rimorso l'aveva obbligato a fuggire quei luoghi, ad allontanarsi dalla fanciulla che gli aveva inspirato una passione trista ma così forte da resistere non solo a l'indifferenza, ma al disdegno.