«Se devo morire… proprio.. vorrei.. vorrei vedere… il signor Del
Pozzo!—disse. E svenne.
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La notte era splendida; non ci mancava nulla; nè pure la luna che batteva la sua mite luce bianca su 'l mare tranquillo.
La festa vagheggiata dai bagnanti non poteva a meno di riuscire splendida.
In fatti su l'acqua, a poca distanza dalla riva, perchè lo spettacolo fosse veduto e goduto da tutti, i vaporetti, le barche illuminate, spiccavano pittorescamente.
Si trattava d'una serenata in mare. Sopra un vapore era tutta un'orchestra formata dagli stessi bagnanti. Una signora suonava il piano, un'altra il mandolino, una terza la chitarra; completavano il resto dell'orchestra parecchi giovinotti dilettanti.
Lungo la spiaggia, e su per gli scogli, a gruppi, a capannelli, erano le persone accorse al fantastico spettacolo. Pochi i curiosi poveri, già a letto a riposare delle fatiche della giornata; moltissimi i signori e le signore in gran sfarzo.
E la musica si diffondeva per l'aria, soave come una carezza, eccitando gli animi a manifestazioni di simpatia, dando agli sguardi languide espressioni, alle mani desideri di strette amorose.
Le signorine Marri, in una barchetta illuminata da palloncini colorati, disposti a festoni, tutto intorno, godevano dello spettacolo, godevano della musica, e si lasciavano corteggiare con poetico abbandono.
Mai non avevano rivolti gli occhi a un punto conosciuto della spiaggia, a la casetta della scogliera, al tremolante fievole lume, che veniva da una di quelle finestre. Mai, in quella sera, il pensiero della povera amica malata, forse morente, era venuto a turbare il loro piacere.