Ritta in mezzo alla strada, col mio cappello Louis-Lewis esposto all'acquazzone, sono stata a guardare Claudio che pompava aria nella grossa gomma moscia e schiacciata. Non aveva con sè il martinetto per rialzare la ruota. I suoi sforzi erano vani.

Io mi domandavo, guardandolo, come mai ho potuto amarlo; come mai da quasi due anni Claudio rappresenti per me l'estasi e lo strazio....

Dopo circa mezz'ora ha smesso.

— Perde aria dalla valvola — mi spiegò.

E a me pareva di sentire che anche il mio amore per lui si sperdeva via, pianamente, lievemente, in un soffio che era tra la risata e il sospiro....

. . . . . . .

Ho rivisto lo scultore. Passando con Claudio in automobile ho fatto fermare davanti alla sua porta e l'ho mandato a chiamare.

È uscito subito dal suo studio a pian terreno, ed è venuto a salutarmi. Ritto sul marciapiede nel sole, senza cappello, colle chiome nere e lucidissime divise nel mezzo, mi ricordava l'amante nel quadro intitolato «Vertigine».

Ho notato che ha degli occhi inverosimili, velati da ciglia lunghe e fini come le frangie di seta nera di uno scialle spagnolo.

Che meravigliose ciglia!...