Storia triste che risalta sulla tavolozza di un Rembrandt!

Il Pungolo (Giuseppe Scaglione).

La poetessa squisita di «Lirica» la narratrice intensamente drammatica dei casi pietosi e terribili di Maria Tarnowska, l'autrice di «Zingaresca» di «Vae Victis» di «Bocche Inutili» ha creato ancora un'opera di grande bellezza artistica e di appassionata, travolgente poesia. Sopratutto da questo ultimo libro bisogna veramente riconoscere ad Annie Vivanti, una grande forza di pensiero e di forma; di pensiero ricco, elevato, profondo, di stile deciso, rapido, serrato, in alcuni momenti quasi convulso.

Ella non soffre infingimenti e contraffazioni del pensiero e della forma. Ribellandosi a falsare la propria natura impetuosa e serena, e la natura delle cose e degli uomini, porta nei suoi libri una veemenza ed un pathos, una sincerità di vita che incatena l'attenzione del lettore di pagina in pagina e di libro in libro, con un continuo crescendo.

I suoi libri sono morali, non di una morale stentata, arcigna e cattedratica, ma libera e spontanea.

Con quale signorilità e sicurezza d'intuito, con quale potenza di analisi e semplicità di espressione è narrato questo documento umano così tragico e così patetico!...

Il Pungolo (Rodolfo Guido de Marsico).

.... Questa la vicenda di «Naja Tripudians». Vicenda terribile che martoria lo spirito, che esaspera, che accende una ribellione, che ci fa bestemmiare la vita!

E più terribile è il romanzo perchè scritto da una artista. Annie Vivanti ha adoperato i colori più delicati, le sfumature più evanescenti, perchè più fosca noi sentissimo la tragedia che quella luce distruggerà.

Don Quichotte (Parigi).