Fui da lei oggi alle cinque. Quante cose avrei voluto dirle per impedire o ritardare la sua partenza! Non ho trovato nulla nel mio cuore selvatico, nella mia gola inaridita. Sono rimasto muto, impietrito, a guardare quel riso che le scintillava negli occhi.

.... Non sapevo che le donne potessero essere delle creature così gaie e delizianti.

Già, ne ho conosciute ben poche.

La donna, dunque, è così? Non parla, canta. Non cammina, vola. Non vive, gioisce....

Mi pare di aver trascorso i miei giorni finora rinchiuso in un sepolcreto di famiglia.... d'autunno.... nella nebbia....

Signora gentilissima,

Se la Sua partenza, come spero, non sarà imminente mi permetterei di offrirle il modello di una mia nuova statua, intitolata «Gioia» che mi sarebbe caro dedicare a Lei.

Confido che Ella ritarderà di qualche giorno il progettato viaggio, e mi professo di Lei devotissimo

A. Galeazzi.

(LEI)