Sì: dopo un anno, dopo due anni — forse anche prima — pensa quanto soffriremmo tu ed io. Tu più di me!... O io più di te!... Non lo so.
So che verrebbe presto tra noi l'ora atroce del rimpianto e dei rimproveri.
Oggi ci sembra che l'esistenza intera non basterebbe alla nostra sete d'amore. Oggi, che tutto ci separa, che non possiamo mai saziarci l'uno dell'altro, mai guardarci abbastanza, mai parlarci abbastanza, ecco, ci irrompono dal cuore, ci fioriscono sulle labbra le grandi parole enfatiche di tutti gli amanti: la Lontananza!... l'Isolamento!... l'Eternità!...
Ma quando fossimo isolati, quando fossimo lontano, quando — dissetati e placati — ci trovassimo soli di fronte l'uno all'altra nella perpetua solitudine accoppiata degli amanti che vivono fuori della legge.... credi tu che non ne soffriremmo?
Tu forse non lo credi. Ma io lo so.
Quando tu, per amor mio, avessi lasciato dietro di te tutto ciò che ti fu caro, tutto ciò che ha formato fino ad oggi la tua esistenza: tua madre, tuo fratello, i tuoi amici, i tuoi impegni, i tuoi doveri, — ne avresti rammarico e rimpianto.
E quanto a me?... Oh, Andrea, io non sono che una piccola anima meschina; sono come tutte le donne — o quasi tutte — che, pur anelando alla vietata gioia vogliono anche la decorosa rispettabilità; che pur non volendo rinunciare al piacere, non intendono derogare dalle convenienze; che vogliono la passione ma non lo scandalo; che vogliono l'abbraccio degli uomini ma anche il saluto delle donne....
Tu mi odierai; tu mi disprezzerai! E avrai ragione.
Ebbene, disprezzami, odiami, ma non soffrire. Non voglio, non voglio che tu soffra per me. Non lo valgo, non lo merito.
Io ti ho sempre mentito. Io ti scrivevo delle lettere tristi quando ero gioiosa, ti scrivevo delle lettere gioiose quando ero triste; e anche ora, ora che vorrei essere così sincera con te, forse.... non lo sono.