Quindi salto subito, come in un viaggio cinematografico, alla stazione di Montreux; ed ecco anche Bérangère, sorridente e soave, che dalla piattaforma mi saluta sventolando il fazzoletto di seta rossa. (È sempre stata un poco socialista, Bérangère!).

— Prenderemo il thè qui nell'Eden Palace, — dice, traendomi verso un Grand Hôtel vicino alla stazione. — Dopo, verrai a casa mia.

Quando siamo nell'Hall, installate in due grandi poltrone, le chiedo:

— Parlo con mademoiselle Tarnier o con madame la comtesse de Lussain-Maldé?

Ella, senza rispondermi, si slancia in una poetica dissertazione sul Natale; sul mistico significato della Vigilia di Natale, del giorno di Natale, della notte di Natale.... Indi improvvisamente mi chiede:

— Tu, come hai passato la notte della Vigilia, l'anno scorso?

Io riordino rapidamente i miei pensieri; poi rispondo: — Nascosta in una casa di Londra con cinque o sei Sinn Feiners evasi dalle carceri irlandesi. E tu?

Bérangère nervosamente gira e rigira entro le mani il suo fazzoletto rosso e ne fa qualche cosa che somiglia a un topo, con coda e orecchie; poi lo fa saltare da una mano all'altra.

— Io?... — dice, come per guadagnar tempo; — Ah! Io!... — E improvvisamente si chiude il viso nelle mani.

Vi è nella sua voce un'espressione che non comprendo. Orrore? Estasi? Disperazione? Non so.