— Dio! Che poseur, — esclamò Clarissa, che fino allora aveva tenuto gli occhi chiusi e le orecchie turate per non vedere nè sentire.

Della Rocca sorrise, e, balzando in scerpa, prese le redini dalle mani protese e tremanti di Nancy. Essa si lasciò ricadere al suo posto, snervata e turbata. I cavalli diedero un balzo e ripresero la strada.

— Che sangue freddo! — disse Clarissa prendendo fra le sue una manina di Nancy.

— Sì, — disse la fanciulla guardando ora con approvazione le spalle rigide, i capelli neri e l'irreprensibile cappello davanti a lei. — Mi piacciono gli uomini coraggiosi.

Clarissa diede un piccolo strillo.

— Ih! Che dici? Non è mica Aldo che è coraggioso, sei tu! Aldo è prudente come una lepre. Ma essendo anche un incorreggibile posatore, non manca mai l'occasione di un effetto. — E Clarissa imitò il saluto di Della Rocca, sollevando con gesto di principesca grazia un immaginario cappello.

Nancy rise. Ma non credette una sillaba del discorso sulla lepre.

Quando la lasciarono alla porta di casa sua, ella rispose al profondo saluto di Aldo con un piccolo cenno della testa, serio e soave; poi corse su per le scale ed entrò nella sua camera.

Sul suo scrittoio giaceva una lettera, non aperta. Ma Nancy non si curò di guardarla. Già, era di Nino... Egli le scriveva ogni mattina e veniva a trovarla ogni sera.

Nancy corse subito sul balcone. Ma il tilbury aveva già svoltato l'angolo e non si vedeva più.